Sicurezza
Un extravergine sicuro? Occhio al prezzo
Fabrizio Filippi (Consorzio di tutela per l’olio toscano) indica le linee guida anti frode
SANTA LUCE. «L'olio rettificato è come ucciso, morto, perde gran parte delle sue qualità organolettiche». Affermazione netta questa che da subito ci fornisce Fabrizio Filippi, presidente del Consorzio per la tutela e valorizzazione dell'olio toscano (sigla: IGP). E aggiunge: «È chiaro che la rettificazione toglie i sapori sgradevoli: il sentore di rancido, la fermentazione, e altro ancora. Ma il risultato è che un simile prodotto importato e mescolato con piccole quantità di extravergine italiano ci fornisce un risultato solamente chimicamente perfetto». Insomma i rischi non sarebbero tanto la salute del consumatore quanto la sua legittima esigenza di un prodotto naturale dalle note qualità benefiche.
Filippi che ha una sua azienda nel comune di Santa Luce conosce molto bene la situazione dei prodotti nelle nostre zone e si è conquistato la fiducia dei produttori corretti ed ha assunto la presidenza di quel consorzio che ha il merito indiscusso di presentare ai consumatori la qualità di un prodotto, l'extravergine toscano igp, che ha conseguito una rinomanza oltre i confini regionali e nazionali.
Tuttavia l'anno passato - con le note difficoltà nella produzione (l'abbattimento tra il 60 e il 70%) - ha dovuto subire l'attacco di operazioni non troppo corrette. Per esempio? «Per esempio l'irruzione dei prodotti spagnoli e greci, presentati nelle etichette come europei. Il consumatore quando vede l'etichetta che fa riferimento al prodotto come europeo, come comunitario, pensa che si tratti di oli italiani tagliati con altri, magari spagnoli o greci.
Invece si tratta quasi sempre di oli soltanto greci e spagnoli, senza alcuna presenza di produzioni italiche».
Non ci resta allora che recarci direttamente ai frantoi toscani per ricevere un prodotto sicuro? «È certo una buona opportunità, ma non c'è la certezza assoluta che anche presso i frantoi si tratti di prodotti del luogo. Perché mentre il consumatore pensa che il frantoio presso cui si trova franga solo olive del territorio circostante, non è raro che invece franga anche olive che magari vengono da luoghi lontani, magari provenienti dal sud». Bisogna allora tenere conto del prezzo e dell'etichetta.
Un prezzo che vada oltre almeno gli 8 euro al litro e un’etichetta che non si limiti a fornire l'indicazione generica di "italiano", ma che fornisca informazioni da quali aziende agricole provengono le olive. (c.r.)
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