Il dolore
Pronto soccorso come sala d’attesa per un posto letto
I sindacati: l’Asl non fa nulla, protestano pazienti e personale «Basta barelle e poltrone, dotazioni per la breve osservazione»
CECINA. Pronti soccorso come polveriere, coi parenti dei malati che per garantire un posto in reparto chiamano polizia o carabinieri. Casi sempre più frequenti. Anche a Cecina. Pazienti per ore su barelle o, se necessario, su poltrone in attesa che si completi l'accertamento diagnostico. Come è accaduto lunedì scorso all'anziana cardiopatica ferma per ore prima che in reparto si liberasse un posto letto. L'Asl, anche stavolta, garantisce che non trattandosi di una patologia acuta, la risposta sanitaria è stata corretta. E che, visti i sintomi palesati dalla paziente, la poltrona era più adatta del lettino. Sarà così, ma il problema non è questo. Il problema è che il pronto soccorso di Cecina rischia di trasformarsi in una grande sala d'attesa prima che si decida il destino di un paziente.
In due anni 70 posti letto in meno. E questo perché dal 2011 ad oggi sono stati tagliati una settantina di posti letto. Inoltre, rispetto a come erano concepite le vecchie medicine, oggi - col modello d'intensità di cure, i posti letto sono stati spalmati su più aree, compreso l'ospedale di comunità. I sindacati, sia i confederali che il Fials, chiedono all'azienda di intervenire. Ma è da ottobre scorso che i rapporti con Monterotondo si sono interrotti. E la situazione - affermano oggi le organizzazioni sindacali - va sensibilmente peggiorando. Vediamo alcuni numeri. Solo quattro anni fa tra medicina e cardiologia c'erano 73 posti letto, oggi sono 56 (36 medicina, livello 2° fra codice 56 e low care), in chirurgia c'erano 63 possibilità di ricovero oggi sono 35 (20 chirurgia long, 15 chirurgia week), l'area materno infantile prevedeva 36 posti letto, oggi ne abbiamo 25 più 12 culle. Insomma, una sforbiciata non da poco. Così, se l'introduzione dei letti di breve osservazione al pronto soccorso doveva garantire un po' di filtro tra il Ps e i reparti, oggi questi letti sono diventati di "lunga, lunghissima osservazione" dicono i sindacati.
I sindacati: l’Asl non ci ascolta. «Il problema dei posti letto - spiega Daniela Boem del Fials - si è acuito da quando è stata accorpata la riabilitazione con la low care. Abbiamo più volte sollevato il problema del pronto soccorso, col personale che non lavora in sicurezza, ma l'azienda non ci ascolta». «La riduzione dei posti letto - afferma Francesco Redini (Cisl Sanità) è avvenuta con la Calamai ed è stata accompagnata da una diminuzione del personale infermieristico e medico».
Lo stazionamento al pronto soccorso? «Dipende essenzialmente ai tempi lunghi dell'accertamento diagnostico, spesso perché le tac, le risonanze e le altre strumentazioni devono sopperire anche alle liste del Cup. Ma c'è poi il problema dei posti letto, non tanto per una loro diminuzione, quanto piuttosto perché sono stati stornati su altre aree, come la sub intensiva».
Ampliare le dotazioni della breve osservazione. Considerazioni, quelle di Redini, riprese da Paolo Camelli (Uil): «Sulla questione dei posti letto e dell'accesso al regime di ricovero l'azienda sta nicchiando. Il problema non sta nel numero dei posti letto, quanto piuttosto nel trovare soluzioni nei casi dei cosiddetti picchi, quando tutti i posti letto sono occupati. Oggi il tasso di occupazione è dell'80%, ma in certe situazioni occorrono strutture di supporto». Quali? Camelli torna sulla breve osservazione: «E' chiaro che la risposta a questi bisogni non può essere la barella o la poltrona nel pronto soccorso. Non va bene. Non potendo introdurre nuovi posti letto nei reparti bisogna ampliare la disponibilità della breve osservazione».
Anche Franca Taddei (Cgil) delinea “una situazione che sta decisamente peggiorando” e parla di un’azienda che “è assente”. Ma se i sindacati attendono una risposta dall’Asl, Taddei chiede un intervento deciso anche del mondo della politica. «La conferenza dei Sindaci deve stabilire se il percorso dell’ospedale unico su due presidi (Cecina e Piombino) va avanti o meno». Perché con la riforma delle Asl la vecchia geografia sanitaria verrà spazzata via e il destino degli ospedali è appeso al filo della riforma. Intanto, però, c’è da rispondere alla domanda di salute dei cittadini. A cominciare dal primo soccorso del Pronto Soccorso.
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