Il Tirreno

Mamma disoccupata rischia di perdere anche la casa

di Divina Vitale
Mamma disoccupata rischia di perdere anche la casa

La storia. Appello di una donna di Castagneto a “Mi manda Rai3” «Le banche mi pignorano tutto. Con un figlio piccolo non so come fare»

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DONORATICO. Lunedì sera 30 marzo sarà ospite, in prima serata, a “Mi manda Rai3” perché è esasperata e desiderosa di denunciare la storia che dal 2010, quando ha perso il lavoro, non la fa più vivere tranquilla. Lei, disoccupata e con un figlio di sette anni e una madre disabile in dialisi. Abita in un appartamento di 66 metri quadri che ha cercato di acquistare dal 2003 ma che oggi la banca ha messo all’asta.

Nel mezzo paccate di fogli, richiami, moratorie, chiamate disperate, come ci testimonia lei stessa. «Inseguimenti ai vertici delle banche – dichiara la donna, perché ancora oggi non ho capito bene perché non hanno voluto aiutarmi. Ho sempre pagato le rate in tempo, poi nel 2010, con la perdita del lavoro, ho avuto alcune difficoltà che oggi, chiaramente, coi costi della vita e un bimbo da crescere sono aumentate. Ho sempre lavorato e pagato le tasse ma ora è difficile. Avevo ottenuto la moratoria, mi era stata concessa la sospensione fino al 2012, poi quando mi sono presentata per pagare, mi hanno chiesto 12mila euro. E da allora è partito il calvario. E non ho più voglia di star zitta».

E i problemi non finiscono qui. Dal 2012 partono anche le difficoltà con Asa. «La prima bolletta nel 2012 era di 780 euro – racconta – a causa di una perdita occulta che la stessa società riconobbe tale.

Poi ne seguì un’altra di 480 euro che passò al recupero crediti, nonostante loro avessero ammesso l’errore. Fui perseguitata da questi sciacalli, mi chiamavano a tutte le ore. Conclusa questa brutta vicenda iniziarono ad arrivarmi bollette di oltre 150 euro, tutt’oggi è così, ma non è possibile perché il nostro consumo non è tale. Anzi siamo terrorizzati, usiamo pochissimo l’acqua».

L’ultima beffa giovedì mattina quando le è stato staccato il contatore, per la seconda volta. «Senza preavviso mi hanno tolto l’acqua - continua – e sono andata a Livorno a fare l’esposto perché non si può interrompere un servizio pubblico senza dare cenno, soprattutto con un minore in casa. Mi è pure arrivata una lettera che mi imputa spese maggiorate, dal 2012, per un utilizzo di 346 metri cubi di acqua in più rispetto ai miei regolari 107, che equivalgono al consumo stimato. Stavolta vado fino in fondo e se ci sono gli estremi chiederò anche risarcimento danni per la caldaia».

Nel frattempo è in attesa del sostegno da parte dell’amministrazione comunale. «Ho fatto presente al sindaco – conclude - la situazione di disagio in cui mi trovo, mi hanno suggerito di compilare il modello Isee, l’ho fatto lo scorso 17 febbraio ma ancora non ho ricevuto nessun cenno. Chiamo e nessuno risponde.

Il fatto è che in Italia come me ci sono tantissime persone e non siamo tutelati, è la terra di nessuno.

Non è più una società democratica e civile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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