Il Tirreno

Cava, perché una fidejussione per danni?

di Paolo Federighi

Il gruppo di minoranza As all’attacco. Anche i cacciatori dicono no alle nuove escavazioni

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SAN VINCENZO. Perché un parere che baratta la qualità della vita dei propri residenti con una fidejussione per eventuali danni alle strade? Chi l'ha autorizzato? E' stato considerato il danno che il documento può provocare in sede legale? Quali norme avallano la teoria secondo cui il parere dirigenziale sarebbe decaduto dopo 60 giorni? E se decaduto, perché archiviarlo? Sono le domande che si pone, e che porrà alla maggioranza nel consiglio comunale di oggi venerdì 27 marzo, la lista Assemblea Sanvincenzina (As).

Il gruppo di minoranza, approvato un documento comune con la maggioranza sul no alla riapertura della cava di marmo del Broccatello della Gherardesca, centra ora l'attenzione su quello che considera un punto cruciale ancora senza spiegazione: il parere del dirigente comunale Andrea Filippi del 21 luglio 2014 con cui si chiede alla Marmi di Maremma (proprietà) una fidejussione per eventuali danni alle strade per il passaggio dei camion. Un parere contraddittorio, secondo As, e che potrebbe avere un peso nel ricorso al Tar promosso dalla MdM contro il Comune di Castagneto, con il Comune di San Vincenzo coinvolto come ente contro-interessato. As, con l'interrogazione in consiglio, vuole vederci chiaro. «Nel consiglio scorso - dicono i consiglieri di As Riccucci, Cionini e Battini - abbiamo reputato necessario condividere con la maggioranza un documento politico che esprimesse il no alla riapertura della cava. Tuttavia, fino a pochi giorni prima del consiglio scorso, la maggioranza non aveva mai espresso contrarietà per il progetto di ripristino di attività estrattiva né per il passaggio dei mezzi pesanti da San Vincenzo. Anzi, il 21 luglio 2014 venne concesso un parere che chiedeva una fidejussione a garanzia di eventuali danni alle strade. Il passaggio dei camion, quindi, in cambio di una fideiussione. Un comportamento che insospettisce. L'assessore Roventini ci ha rassicurato dicendoci che se entro 60 giorni la società non avesse presentato la fidejussione, il parere sarebbe decaduto. Non abbiamo alcun documento che fondi questa teoria».

Anche i cacciatori di San Vincenzo, con una lettera ai sindaci di Castagneto e San Vincenzo, dicono no alla riapertura della cava. I cacciatori denunciano i danni ambientali che provocherebbe la costruzione di un percorso boscato di sei chilometri come strada d'accesso alla cava, le difficoltà che l'accesso alla via Aurelia incontrerebbe e i soli otto posti di lavoro in più previsti. Ma, soprattutto, temono che la riapertura sarà concessa: "Restano il dubbio e la paura - dicono i cacciatori - che prima o poi questa riapertura potrebbe essere concessa, imposta e calata dall'alto. E allora sarebbe solo subìta e mai verrebbe accettata".

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