Il dolore
L’Sos di Giovanna, cuoca-coraggio
Riparbella, la signora Temperanza ha riaperto il ristorante dopo il suicidio del marito: «Difficile continuare»
RIPARBELLA. L’appuntamento da quindici mesi è quotidiano. Ed è importante: l’aiuta ad avere un po’ più di chiarezza. A capire. Anche quando non vuole. «Quando chiudo la porta di casa e mi assale la solitudine», dice. Di giorno da titolare dell’Osteria Il Viandante, località Melatina, dove è cuoca, barista, cameriera e lavapiatti. «A mio marito piaceva talmente questo posto che nel giorno di chiusura settimanale venivamo qui a leggere i giornali e a prendere il caffè». Una routine che Giovanna Temperanza adesso è pronta a spezzare. Definitivamente. «Il locale è un pozzo senza fondo, a fine anno chiuderò». A 67 anni ancora un bivio. Una strada da inventare, in solitudine. Come quella in cui si è trovata dalla domenica mattina del 3 novembre 2013 quando suo marito, Roberto Mollisi a 68 anni, ha deciso di farla finita. Di alzare bandiera bianca con un colpo di pistola all’arrivo dell’ennesima bolletta da pagare. E lei, smarrita, ha saputo ascoltare le voci di chi le diceva di non mollare, di proseguire con coraggio sulla strada di sempre.
Non c’è lavoro. «Dopo la tragedia un po’ di gente è venuta, molti per solidarietà. Altri spinti dalla curiosità. Ma poco importa, perché quel che conta è lavorare». Poi sono tornate le settimane buie. «Spesso chiudo dal lunedì al giovedì per tagliare almeno sulle spese e risparmiare la legna – dice Giovanna Temperanza –. Ieri a pranzo ho fatto un solo coperto: un primo, mezzo litro d'acqua e un caffè. Mi ritrovo più stanca quando non c’è gente che le poche volte in cui c’è da correre per cucinare e servire in tavola».
Niente di strano. «Questo è un lavoro che ci è sempre piaciuto». Parla al plurale. Giovanna e Roberto. Anche adesso che è sola in quel ristorante da quaranta coperti e continua a lottare per pagare con la sua fatica lo Stato e i creditori. «Non ho nulla che mi possono prendere per far fronte ai debiti. Mi è stata data la possibilità di andare avanti con il lavoro ed è già tanto».
Una soluzione in cui a far da regista con istituzioni, agenzie e società all’epoca della tragedia fu l’allora prefetto di Pisa Francesco Tagliente. «Continua a chiamare e a interessarsi della mia situazione. Mi ha telefonato anche ieri per farmi coraggio».
Nessun vittimismo. «Da questa situazione non si rivince. Non ti compri una maglia, non vai neppure dal medico o dal dentista». Una corsa verso un traguardo che si sposta in avanti. «L’unica cosa che nessuno è riuscito a togliermi è la dignità. Quella è mia. Non voglio fare la vittima o passare come tale. La situazione è brutta e difficile per tanti. Io ci metto la faccia e se anche altri lo facessero forse qualcosa riusciremmo a smuovere».
Eppure c’è chi non risparmia alla signora Giovanna neppure le cattiverie. «In un mese per quattro volte mi hanno fatto sparire il contatore dell’acqua. È successo per quattro lunedì di fila. Mi è sparito anche il manometro del serbatoio del gas. Sono cattiverie che ti sfibrano».
E lo zampino ce l’hanno messo anche i ladri. «Per due volte dalle feste di Natale sono entrati nel locale. E quando lo scopri ti monta una tale rabbia dentro che non sai come sfogarla».
La prospettiva. «La forza d’animo e la volontà non mi mancano». «Che cosa faccio? Cerco di trovare la maniera per andare avanti e pagare. I problemi non vanno nascosti e se proprio uno deve vergognarsi deve farlo per non dire la verità».
Tra cinque anni potrà andare in pensione la signora Giovanna. «Ma con quella sociale, perché i soldi per versare i contributi da tanto tempo non li ho più».
Intanto si trova a fare i conti con la rabbia. «Non voglio aiuti o agevolazioni. La mia è la rabbia di chi vive in un calderone da cui non riesce a venirne fuori. E come me ce ne sono molti. Delle volte non riesci neppure a far fronte a una bolletta da 200 euro».
L’ultimo episodio è fresco. «Ieri mi hanno staccato il telefono, ricevo le chiamate ma non posso farne. E non potendo utilizzare il Pos per le carte di credito e i bancomat ho perso anche due clienti che non avevano altro modo di pagare. Del resto, avevo 180 euro in tasca e ho dovuto scegliere tra pagare la fornitura del caffè o la bolletta telefonica».
Sulla spinta della solidarietà per far ripartire l’attività di Giovanna Temperanza nel novembre del 2013 furono in molti a creare iniziative in quei locali sulla strada che da Cecina porta a Volterra. Venne creato anche l’hastag #iocivado. Chissà che a qualcuno non venga voglia di varcarla di nuovo la soglia dell’osteria Il Viandante. La promessa per chi lo farà oltre a sapere di trovarsi al fianco di una donna coraggiosa è di poter soddisfare il palato. “Cucina tradizionale,…. assolutamente da provare”, si legge in modo ricorrente tra i commenti lasciati dagli avventori.
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