Il Tirreno

L’illusione s’impara alla scuola del mago Paolo Fontanelli

di Paolo Federighi
L’illusione s’impara alla scuola del mago Paolo Fontanelli

San Vincenzo, da professore a prestigiatore professionista «Un’arte antica che può aiutare a difendersi dai ciarlatani»

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SAN VINCENZO. Hogwarts sarà in Val di Cornia. Per dire a tutti che il trucco c’è,che non esistono superpoteri ma che è proprio con il trucco di alto livello che la magia si crea e crea l’illusione. La “Scuola di magia” che partirà a Piombino il 28 marzo e a Venturina il 4 aprile, è stata ideata e organizzata dal mago sanvincenzino Paolo Fontanelli, che ne sarà il docente, e dalla Corte dei Miracoli di Livorno. Una scuola «per tutti gli apprendisti maghi dagli 8 agli 88 ani», dice Paolo Fontanelli. Sì. Perché ci saranno lezioni il pomeriggio per i bambini e la sera per i ragazzi e gli adulti.

Paolo Fontanelli ha 53 anni ed è un sanvincenzino doc. Plurilaureato, traduttore e interprete simultaneo, insegnante di lingua e letteratura inglese e preside di un liceo, Fontanelli all’inizio degli anni ‘90 decide di abbandonare la strada calpestata per anni e di avventurarsi nei meandri della magia, la sua grande passione. Entra all’inizio degli anni ‘90 nella Corte di Miracoli di Livorno, l’unica compagnia stabile di magia esistente in Italia, con i cui fondatori, nel ‘98, costruisce la “House of magic”, piccolo teatro dedicato alla magia. Lì si esibisce con i più grandi maghi, diventa mago professionista ed fra i gestori dell’attività della “House of magic”.

Per il signor Paolo la magia è quella che è, ossia un’arte antica e nobile, da non abbassare alla mediocrità del bieco inganno. Collaborando con “Magia moderna”, la più importante rivista italiana per maghi professionisti, può anche mettere a frutto la sua conoscenza perfetta delle lingue traducendo testi di grandi maghi stranieri, oltre a scriverne di propri sulla tecnica.

Una storia, quella di Paolo Fontanelli, di quelle da raccontare. Da raccontare così come quella dell’Harry Potter sanvincenzino, il mago Harry (Francesco) Fontanelli, suo figlio ora quindicenne, già noto a livello internazionale come cartomago. Insieme, padre e figlio si sono esibiti e hanno calcato molti palcoscenici. Paolo Fontanelli sarà il docente di questa piccola Hogwarts della Val di Cornia, della cui creazione spiega le ragioni. «Si può praticare magia – dice Paolo – per vari motivi: per fare spettacolo, per divertire gli amici, per stupire, per avviare un percorso di conoscenza in un settore misterioso, per esplorare fenomeni altrimenti incomprensibili». Ma c’è dell’altro nel ventaglio dei motivi a favore della magia. «Si può fare magia per il gusto di praticare un’arte tra le più antiche o, semplicemente, per imparare a comunicare in modo più efficace. Si può praticare l’arte magica anche solo per ricreare un’emozione. È bene, inoltre, conoscere i trucchi magici per evitare di cadere facili vittime degli inganni dei ciarlatani di turno: guaritori, cartomanti, chiromanti, veggenti, fattucchieri vari e altri loschi personaggi. Insomma, tutti i vari gatti e volpi dei nostri giorni».

Si imparerà anche a fare un trucco davanti a una platea, piccola o grande, superando la timidezza, conoscendo il proprio corpo, imparando a comunicare e a saper affinare la voce e l’espressività. Si potranno apprendere trucchi da usare in teatro, negli audiovisivi e altro ancora. In più, si potrà conoscere la storia di tremila anni di magia. La magia come arte nobile, antica, da opporre a chi con essa specula sulle menti ingenue.

«Nessun prestigiatore, oggi, vuole far credere di possedere dei super-poteri, e per questo motivo prende nettamente le distanze da quei loschi figuri che si dichiarano maghi, in malafede, per imbrogliare la gente. È diffusa la realtà di chi si arricchisce speculando sulle altrui disgrazie. Soprattutto i giovani dovrebbero rendersi conto di questa realtà e acquisire una consapevolezza critica, assumendo competenze e conoscenze atte a prenderne le distanze. È uno degli obiettivi primari di questa scuola. Il trucco c’è – conclude Paolo Fontanelli –. Ma oggi come tremila anni fa significa dar vita a sogni e illusioni, essere capaci di ingannare i cinque sensi: volare, essere invulnerabili, leggere il pensiero, fermare il tempo e sospendere la razionalità, evocare un brivido. Stupire e far stupire divertendo e divertendoci».

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