Il Tirreno

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Caso Bayahibe, in tre a processo

di Paolo Federighi e Manolo Morandini
Una veduta del cantiere dello stabilimento Bayahibe
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Una veduta del cantiere dello stabilimento Bayahibe

San Vincenzo, a giudizio per lo stabilimento balneare in costruzione in via del Tirreno un dirigente del Comune di San Vincenzo, l’amministratore della società Acquachiara e il progettista e direttore ai lavori

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SAN VINCENZO. Tre rinvii a giudizio per i 70 centimetri in più d’altezza dello stabilimento balneare Bayahibe. La vicenda della struttura di via del Tirreno a San Vincenzo si trasferisce nell’aula udienze penali del Tribunale di Livorno. Imputati il dirigente dell’area Servizi per il territorio del Comune di San Vincenzo Andrea Filippi, la titolare della società Acquachiara Greta Gerli e il progettista e direttore ai lavori Gherardo Zanette.

I tre imputati, in concorso tra loro, avrebbero realizzato uno stabilimento balneare illegittimo perché di altezza superiore (4,20 metri a fronte del massimo consentito di 3,50 metri) a quanto previsto dal Piano particolareggiato della spiaggia, in vigore dal 2006. A determinare lo scarto il calcolo secondo le indicazioni dell’articolo 65 del Regolamento edilizio in vigore. Nel capo di imputazione viene sottolineata la condotta continuata sino all’ordine di sospensione dei lavori disposto dal Comune di San Vincenzo il 10 gennaio 2013. Greta Gerli è l'amministratore della società Acquachiara, che è proprietaria del manufatto e committente dell’opera, che aveva vinto un regolare bando comunale risalente al 2002, Andrea Filippi è il firmatario dei permessi a costruire e il geometra Gherardo Zanette è il progettista dello stabilimento e il direttore dei lavori.

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La notizia dell’apertura delle indagini risale a giugno dello scorso anno con gli avvisi di garanzia nei confronti dei Filippi, Gerli e Zanette, a cui si aggiunsero i sigilli apposti dai carabinieri di San Vincenzo, su mandato della Procura della Repubblica, per il sequestro preventivo di buona parte del manufatto di 300 metri quadri di superficie, parzialmente costruito sulla spiaggia, adiacente il fosso delle Prigioni.

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Un salto di qualità l’indagine penale rispetto a una querelle per anni confinata esclusivamente all’ambito amministrativo. I sigilli apposti a una parte del manufatto sono stati tolti lo scorso 3 febbraio a seguito del provvedimento di revoca del sequestro penale preventivo, dopo che la Terza sezione della Cassazione, a Roma, aveva accolto il ricorso presentato dalla società Acquachiara avverso l’ordinanza stessa di sequestro.
Il Sostituto Procuratore della Repubblica Gianfranco Petralia, concluse le indagini preliminari, ha disposto per i tre il rinvio a giudizio per concorso (articolo 110 del codice penale) in reati in materia edilizia (articolo 44 comma 1 lettera a del Testo unico dell’edilizia, Dpr 380 del 6 giugno 2001). L’udienza di primo grado è prevista l’11 gennaio 2016 a Livorno. Andrea Filippi e Greta Gerli saranno difesi e assistiti dall’avvocato Renzo Grassi, mentre Gherardo Zanette dall’avvocato Giovanni Marconi. La pena in questi casi è una contravvenzione.

Sul fronte amministrativo il pronunciamento finale è atteso per il 17 settembre. Il Consiglio di Stato riunirà tutti gli appelli pendenti sulla vicenda. Intanto un’altra estate se ne andrà per tutti con un nulla di fatto a fronte di un cantiere aperto nel 2008.

 

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