Sicurezza
Trova il gatto stretto in un cappio danni e intimidazioni da sei anni
San Vincenzo, Fausto Salti esce allo scoperto: «Ho deciso di rendere pubblico il mio dramma» L’auto e le pareti di casa sfregiati con della vernice, alberi tagliati, lo scooter manomesso
SAN VINCENZO. Trova il gatto imprigionato in un cappio. Un cavo di acciaio della circonferenza di sedici centimetri stretto attorno all’addome. La circonferenza dell’animale in quel punto è di 42 centimetri. Le ferite sono profonde. Il micio lotta tra la vita e la morte, nonostante le cure del veterinario che per rimuovere il cappio e riportarlo al livello della cute ha dovuto sedare l’animale. È la terribile immagine che descrive soltanto l’ultimo di una lunga serie di episodi commessi da ignoti ai danni di Fausto Salti, 52 anni, dipendente del Comune di San Vincenzo e persona molto conosciuta nel paese. «Dopo sei anni così ho deciso di rendere pubblico il mio dramma – dice Salti –. Basta tacere, tutto ciò deve essere saputo».
Di episodi peggiori ce ne sono stati altri a partire dal 2009, quando la tranquillità di Salti fu minata da una serie di lettere anonime contenenti minacce. Dopo le lettere anonime, è avvenuta la sparizione di otto gatti. E altri tre sono stati barbaramente uccisi, uno dei quali decapitato senza che ne sia stata rinvenuta la testa. «Convivo con la paura e l’angoscia ormai da anni. La mia tranquillità, e con essa quella della mia famiglia, se n’è andata».
Sembra la trama di un film dell’orrore, ma si tratta di fatti avvenuti realmente a San Vincenzo. Nel 2010, nella parte più isolata e meno transitata della proprietà di Salti, furono abbattuti da un veicolo sconosciuto ben trentadue metri del muro di cinta, costruito in bozze di tufo. Nel 2011 trova una pianta di pesco carica di frutti abbattuta al piede con una motosega. Stessa cosa accadde a un albero di pomo.
Il 2013 è l’anno in cui Fausto Salti decide di fare denuncia degli episodi ai carabinieri, documentando anche fotograficamente quanto accadutogli negli ultimi anni.
La denuncia avviene a seguito di una serie di fatti successi a poca distanza di tempo l’uno dall’altro. Il danneggiamento del motore del suo scooter parcheggiato all’interno della sua proprietà e, ancora in seguito, il taglio delle ruote del mezzo. Poco tempo dopo l’ingresso della sua abitazione, la pavimentazione in porfido e due lati del muro di cinta furono imbrattati di vernice, con scritte offensive, mentre Salti era in ferie. E ancora, a breve distanza temporale, ad essere imbrattata di vernice fu la sua l’autovettura, su tutti i lati della carrozzeria e sui vetri, anche questa parcheggiata all’interno della proprietà. Infine, per restare al 2013, furono danneggiate una pianta di alto fusto e un ginepro e, in una notte d’autunno, furono lanciati dei sassi sulla copertura di una camera da letto della sua abitazione.
Per qualche mese non accadde nient’altro, ma nel 2014 iniziò di nuovo il terrore. Furono uccisi due gatti di Salti, uno per avvelenamento e l’altro a seguito dell’amputazione di una zampa. Salti, oltre alle denunce ai carabinieri, ha segnalato questi fatti all’Ente nazionale protezione animali (Enpa) di Piombino.
Intanto, in una tardo pomeriggio dell’autunno del 2014, all’imbrunire, Salti vede introdursi nella sua proprietà una persona. Esasperato, lo insegue. Il 52enne sanvincenzino parla di un uomo alto, magro, di carnagione chiara, capelli neri e ricci, completamente vestito di nero con una scritta rossa sul maglione. Ma l’inseguimento non va a buon fine e Salti non riesce a riconoscerlo in volto.
L’angoscia, il terrore e l’esasperazione di Salti è evidente nel suo volto. Una vita che, negli ultimi anni, è stata spesso un incubo. Ed è proprio per questa situazione non più sostenibile che ha deciso di raccontare tutto, di non stare più in silenzio, di rendere pubblico ciò che gli sta accadendo ormai da sei anni.
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