Italia
Nuovo Futuro, "La tipografia è viva e vuole rimanere in vita"
Rosignano, l'intervento di un socio dipendente della cooperativa: "Non disperdiamo il nostro valore sociale, è un investimento per le prossime generazioni"
ROSIGNANO. Un socio dipendente della tipografia Nuovo Futuro di Rosignano, che l'azienda ha deciso di chiudere per far fronte alla crisi economica che sta attraversando, scrive una riflessione sul ruolo della realtà Nuovo Futuro. Sulla sua funzione sociale, nell'ambito dell'inserimento dei portatori di handicapo. Ecco cosa scrive Giulio Rotelli. "Addio alla Tipografia: è il titolo di un quotidiano di qualche giorno fa. Spesso accade poi che la gente legga solo i titoli e non vada oltre: per ora la Tipografia Nuovo Futuro c'è, viva, vegeta e attiva. Alcuni clienti ci chiamano chiedendoci se esistiamo ancora, altri forse danno per scontato e non chiamano neanche. Con i miei colleghi abbiamo deciso di continuare, ovviamente, a lavorare fino all'eventuale ultimo minuto di attività possibile, perchè quello siamo e quello sappiamo fare ormai da una vita. Io è da 14 anni che lavoro là, posso tranquillamente dire che ci sono cresciuto come uomo e che è proprio là che ho conosciuto ed imparato ad apprezzare le infinite soddisfazioni del lavorare spalla a spalla con colleghi speciali. Noi ci siamo! Per quanto ancora?"
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"Chi lo sa, mai dire mai, ma crederci e combattere sino all'ultimo istante per quello in cui si crede! E non è solo un mero discorso di salvaguardia del proprio posto di lavoro (che già sarebbe una motivazione più che sufficiente), è anche un credere nella mutualità, nel sociale, nella cooperazione, perchè forse, messi sul piatto della bilancia, il mio perdere il posto di lavoro avrà meno peso e meno impatto del riuscire a mantenersi uno stipendio, ma in una realtà nuova e semisconosciuta, per i miei colleghi dotati di abilità speciali che da decenni di quella quotidianità vivono: fatta di rituali, di esperienza, formazione e sicurezze ben precise che, con tutto l'impegno di chi rimarrà, non saranno assolutamente facili da rimpiazzare.A questo si aggiunge il fatto che perdere questa realtà sul territorio, l'unica così completa e speciale nel suo genere (non ci scordiamo mai che la Nuovo Futuro è nata proprio da questo ramo di produzione) sarà comunque una perdita di servizio per la comunità non indifferente".
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"Sì, c'è internet; sì, ci sono altre possibilità di "comunicazione", ma è come quando l'ultimo cinema di un comune rischia di chiudere: il dare per scontato che da sempre esista e che così sarà all'infinito e magari scegliere la più lontana multisala farà sì che quando non ci sarà più quella scelta, la mancanza la sentano tutti. Quindi, dico e chiedo a chiunque ci conosca davvero, di spargere la voce, che per ora ci siamo, vivi, attivi ma soprattutto competitivi e moderni: negli ultimi due anni, a differenza di quello che molti pensano o dicono, abbiamo comprato tre nuovi macchinari ed abbiamo fatto corsi di aggiornamento professionale a nastro... "
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"Mi piacerebbe - conclude Giulio Rotelli - passasse il messaggio più importante di tutta la vicenda della Nuovo Futuro e che ad oggi è stato solo "sfiorato" e mai approfondito: oltre alla perdita del posto di lavoro che preoccupa, c'è un forte senso di responsabilità verso quei colleghi e le loro famiglie, che sono poi la vera ragione per cui il proprio settore esiste; quelle persone che da decenni vivono di una sicurezza fatta di piccoli rituali e di reali abilità pratiche strettamente legate sia all'ambiente fisico in cui lavorano, sia ai rapporti umani, ma più che mai alle mansioni che svolgono con sicurezza ed efficacia ogni giorno e che difficilmente e con chissà con quali sforzi, troveranno in un'altra situazione. Ci si sente un po’ di aver fallito verso la comunità in cui si vive, perchè se è vero che un service di stampa e grafica nel 2015 è ovviamente più che rimpiazzabile, difficile sarà invece ammortizzare la perdita di un ramo lavorativo di quelli dove l'inclusione dei soggetti con abilità speciali hanno pari opportunità per l'accesso al mondo del lavoro. Senti di aver ceduto alla fine, alla logica comune che ormai vuole solo produttività legata al guadagno ed ha tempistiche "meno umane"... senti che questa cosa doveva rimanere non più tanto solo per conservare il tuo posto di lavoro, ma per dare possibilità anche alle generazioni future".
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