Attenzione
Dalla cascina Novecento a Boston
Il racconto. Una pagina di vita collettiva neI nuovo libro di Gioacchino Allasia
CECINA. Sulla copertina del libro c’è un bambino che suona la fisarmonica. È Gioacchino Allasia da piccolo, nella cascina dei nonni. Quel bambino di strada ne ha fatta: dalla cascina di Murello, nel Cuneese, dov’è nato nel 1956, è arrivato a Boston, all’altro capo del mondo, in un percorso professionale e formativo straordinario che l’ha portato a suonare un altro strumento: il corpo umano, come terapista maestro di shiatsu e craniosacrale, fondatore e direttore della scuola Shiatsu Ki di Firenze. Un percorso che gli serve da filo conduttore in questo secondo libro-saggio per raccontare un pezzo di storia e un mondo che non c’è più. I riti, la lentezza di un mondo contadino che sono le nostre radici.
Il libro di Gioacchino Allasia, “Cascina Novecento”(Infinito editore) sarà presentato domani alle 18 al circolo il Fitto di Cecina in collaborazione con la libreria Lucarelli. Arriva a due anni di distanza da un primo saggio autobiografico(“La forza delle mie mani”) allargandone la prospettiva su una società, una cultura, una tradizione che hanno lasciato il passo a una modernità che l’autore ama ma giudica con distacco e a tratti amarezza. «Il mio libro vuole essere una provocazione - dice Allasia - guardando al mondo che corre così veloce; un segnale di recupero di un pezzo di storia che non c’è più».
Di quella cascina Gioacchino ricorda e tiene dentro di sè il silenzio, «un silenzio che mi è servito nella pratica del cranio sacrale», un silenzio in cui «riesco a dare il meglio». Tornato a rivedere quei luoghi, dopo tanti anni, l’autore ha trovato devastazione e inquinamento. Ma di quei luoghi ha ritrovato anche aneddoti e storie che si intrecciano con la sua e con la storia dell’Italia.
Nel libro, Allasia parla delle migrazioni del dopoguerra e ancora prima delle tracce e dei legami della sua terra con gli anarchici Sacco e Vanzetti. E a Luigi Botta, massimo conoscitore della storia dei due martiri libertari, è affidata, insieme al regista livornese Amasi Damiani, l’introduzione del libro.
Il cibo nel ricordo olfattivo, il silenzio, i rituali della terra riportano istintivamente alle origini. Il libro di Allasia è un elogio della lentezza di quei tempi. «Non voglio dire di tornare al passato - afferma l’autore - non sono nostalgico. Ma vorrei recuperare una traccia di quel mondo e dei valori che trasmetteva, di comunità solidale e di amore per la cultura».
Per Allasia quel “mondo a parte” è il cemento del suo lavoro quotidiano sul corpo, un lavoro fatto con l’obiettivo di dare felicità, di «far star bene gli altri». Ma è anche l’occasione per ripercorrere in una avvicente cavalcata nel tempo la storia degli ultimi 50 - 60 anni di vita del nostro Paese.
Un Paese che «si merita qualcosa di meglio della massificazione degli ultimi anni». (m.m.)
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