Il Tirreno

Fedele finisce in carcere

di Manolo Morandini
Fedele finisce in carcere

Continuava a fare affari dai domiciliari: quattro nuovi episodi di usura

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CASTAGNETO CARDUCCI. Da mesi sa di essere indagato. Prima con l’obbligo di dimora fuori provincia e poi agli arresti domiciliari. Eppure Michelangelo Fedele ha continuato a fare affari. Quattro i nuovi episodi di usura a danno di nuove vittime residenti nella provincia di Livorno accertati dagli inquirenti. Una reiterazione del reato a cui si aggiunge anche il pericolo di inquinamento delle prove. Questa la miscela criminale alla base della nuova misura cautelare ai danni di Fedele, che il 9 marzo viene arrestato e trasferito alla casa circondariale di Pisa.

Fase due. L’arresto rappresenta lo sviluppo della seconda fase di indagine “Realestate Mike”, condotta negli ultimi mesi congiuntamente da Guardia di finanza e Carabinieri, che ha portato all'ulteriore aggravamento del quadro accusatorio. Una vasta operazione di polizia giudiziaria diretta dalla Procura della Repubblica Livorno nei confronti di Michelangelo Fedele, pregiudicato per il reato di usura. La nuova misura cautelare fa seguito al provvedimento di arresti domiciliari eseguito dai Carabinieri di Livorno il 19 febbraio scorso, che era stato emesso in sostituzione della precedente misura del “divieto di dimora nella provincia livornese” a cui Fedele era stato sottoposto da novembre dello scorso anno.

L’arresto. Nella giornata del 9 marzo i militari del nucleo investigativo dei Carabinieri e del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Livorno hanno tratto in arresto Fedele, su ordine di custodia cautelare in carcere emesso dal Giudice delle indagini preliminari di Livorno. Ma oltre alla notifica del provvedimento cautelare, i militari hanno eseguito una serie di perquisizioni nelle abitazioni di Michelangelo Fedele e dei suoi familiari acquisendo nuova documentazione che per adesso è al vaglio degli inquirenti.

I nuovi episodi. Quattro i casi di usura accertati dagli inquirenti che secondo la Procura di Livorno dimostrano come Michelangelo Fedele sia in grado di porre in essere metodi illeciti più disparati al fine di ottenere profitti illeciti. È stato ricostruito un caso di usura simile a quelli già accertati nella prima fase investigativa, attraverso il quale Fedele è risuscito a ottenere un’unità immobiliare a Livorno sfruttando a proprio vantaggio la debolezza e la difficoltà economica della controparte con un’operazione contrattuale assolutamente sproporzionata e vantaggiosa solo per lui.

Sono stati inoltre accertati due prestiti di denaro rispetto ai quali l’indagato tratteneva anche assegni in garanzia, prevedendo poi una restituzione a pochi mesi del capitale maggiorato di interessi del 40% e 57%. Un quarto episodio di usura, invece, non è andato a buon fine perché la vittima, avvicinata da Fedele, non ha accettato la proposta di prestito con la restituzione della somma di denaro a tassi usurari. Eppure anche quest’ultimo è entrato a far parte del quadro accusatorio.

I provvedimenti. In questo contesto, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Livorno, tenuto conto dell’esperienza criminale del soggetto, della sua spregiudicatezza, delle ampie disponibilità economiche e della sua “spiccata sensibilità al movente di lucro”, ha ritenuto attuale il rischio che l’indagato reiteri il reato. Inoltre, nel provvedimento con cui si dispone l’arresto in carcere viene evidenziato un pericolo di inquinamento probatorio, alla luce di evidenze investigative che avrebbero testimoniato gli effettivi tentativi di Michelangelo Fedele di influire sulle scelte delle vittime, condizionandone le deposizioni nella successiva fase dibattimentale.

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