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Addio al pescatore romantico

Addio al pescatore romantico

San Vincenzo, è morto a 85 anni Vasco Guardini detto Nerbino

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SAN VINCENZO. Era il mare, era la pesca, era San Vincenzo, era un pezzo di memoria storica del paese. Vasco Guardini, detto Nerbino, una delle persone più conosciute e stimate del paese, che ha legato a lui un pezzo della sua storia del Dopoguerra, se n’è andato la mattina del 9 marzo. Da tempo con problemi di salute, Vasco Guardini, 85 anni (era nato il 1º ottobre 1929), ha aiutato gli addetti ai lavori a ricostruire la storia di San Vincenzo dal ‘45 ad oggi con i suoi racconti di vita, di pesca e le grandi e diverse conoscenze apprese e accumulate nella sua esistenza.

I sanvincenzini si ricorderanno Nerbino lì sul porticciolo, pronto a partire per la pesca o a ritornare, a spiegare ai presenti lo spettacolo costituito da qualche pesce catturato. Una vera e propria enciclopedia del mare. Guardini è stato fino all’ultimo una splendida pittura della San Vincenzo che fu. Apparteneva al paese dei pescatori, quelli veri, quelli che fumavano rigorosamente la pipa come faceva anche il più anziano Beppì Federici. Apparteneva al paese in cui si beveva un buon vino rosso di fronte al tramonto, “alle Barche” o sul porticciolo, parlando con gli amici. Apparteneva a quella San Vincenzo dove quasi tutti avevano un soprannome: c’era Nerbino, ma c’erano anche Tista, Beppì, il Nini, Picche, Mattarana e molti, moltissimi altri.

Qualche anno addietro, con Vinicio Biagi, Adamasco Giovani, Aristotele Antonelli (Il Nini), Vasco Guardini ha permesso attraverso le sue ricerche e memorie di ricostruire la vita della Friggera. Ma innumerevoli sono i suoi contributi analoghi. “I pescatori di professione, ultimi romantici nella civiltà dei consumi – scriveva Giovanni Galgani nel suo Duemila anni di storia in Maremma: da Biserno a San Vincenzo – sono rimasti in pochi (...). Le barche che partivano la sera, come una muta di cani, per le sarde e le aguglie, i rientri all’alba con le “pance” stracariche di pesce sono solamente un caro ricordo e così le “saccarole”, le “fiocinate”, le “manaiti”, le “sciabiche”, gli “sciabichelli”, le “rezzole” per i muggini, le “bestinare” per i palombi e gli squadri”. Ecco: Nerbino era uno degli ultimi romantici. Una razza ormai in via d’estinzione. Per certi versi, uno degli ultimi poeti e sognatori. Lascia i figli Umberto e Amina, che con incredibile amore si sono presi cura di lui. Il funerale questo pomeriggio, 10 marzo, con partenza alle 14,30 dall’ospedale di Piombino direttamente verso il cimitero di San Vincenzo.

Paolo Federighi

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