Sicurezza
La guerra dei posti letto per salvare le specialistiche
Camelli (Uil): «L’ospedale di Cecina non può perderli a scapito di Livorno» Alt dei confederali. Taddei (Cgil) sulle liste d’attesa: «No a accordi coi privati»
CECINA. No, Cecina non può diventare una dependance di Livorno. La battuta, che poi ha un fondo di verità, è di Paolo Camelli, sindacalista Uil. Ma il rischio che per salvare alcune specialistiche dell'ospedale labronico che non hanno i numeri per l'accreditamento si profili un "passaggio" di posti letto dall'ospedale di Cecina (e da quello di Piombino) per il capoluogo non è affatto remoto. Per questo Cgil, Cisl e Uil hanno detto alt a questa ipotesi. Che, al momento, resta solo un'ipotesi ma che preoccupa non poco. Camelli lo ha esplicitato: col decreto Balduzzi e col documento deliberato in sede di conferenza Stato-Regioni e i nuovi requisiti di accreditamento per la rete ospedaliera si prevede che le soglie di accesso di tutte le specialistiche di secondo livello attestino un bacino di utenza minima necessario di 150mila abitanti.
Per questo i confederali hanno avanzato la proposta dell'ospedale unico su tre presidi (Cecina, Piombino, Eba), per garantire quei servizi che altrimenti resterebbero in vita esclusivamente a Livorno (chirurgia, ortopedia, otorino, oculistica…) prevedendo, per ogni ospedale, un unità operativa complessa di riferimento, che può essere il materno-infantile per Cecina, la chirurgia per Piombino il Dea (Emergenza-Urgenza) per l'Elba. Ma a preoccupare i sindacati è il requisito per i posti letto autorizzabili visto che si prevede che nel computo dei posti letto deve essere conteggiato e detratto il fabbisogno determinato dalle prestazioni erogate da altri presidi ospedalieri.
«In previsione di nuovi ulteriori tagli alla sanità regionale - spiega Franca Taddei (Cgil) - noi diciamo che le zone, e soprattutto la Bassa Val di Cecina, hanno già dato pagando un duro prezzo, penso per esempio alla rete della cura dell'infarto e l'elettrofisiologia e che non possono più sopportare ulteriori penalizzazioni. In questo quadro, l'unico modo per mantenere le specialistiche è quello di creare i presidi di un unico ospedale, penso soprattutto a Cecina e Piombino visto che con l'Elba sussiste anche un problema politico emerso chiaramente in sede di Conferenza dei Sindaci».
La corsa all'accreditamento delle strutture, in sostanza, potrebbe creare una sorta di concorrenza fra ospedali. Camelli lo dice chiaramente: «A Livorno ci sono diverse strutture che sono sotto i parametri previsti per l'accreditamento, mi riferisco ai 17 posti letto perché un'unità possa sussistere. Non vorremmo che per salvare queste strutture e conservare le figure dirigenziali di guida si vadano ad erodere posti letto un po' tra Cecina, Piombino e l'Elba. A questa operazione noi diciamo chiaramente no».
Nel documento elaborato da Cgil, Cisl e Uil si ribadisce la necessità di “creare ambiti territoriali che rispondano al requisito di minima utenza di 150mila abitanti permettendo il mantenimento della specialistica di secondo livello nelle zone». Si riconferma “l’utilità del modello per intensità di cura che mediante la creazione di aree di degenza pluriprofessionali e plurispecialistiche ha consentito e consentirà il mantenimento di importanti attività specialistiche nei presidi di Cecina, Piombino ed Elba».
Sulle liste d’attesa la posizione di Taddei e Camelli è netta: «No al ricorso a convenzioni coi privati». Per Taddei occorre “far funzionare le macchine dui cui l’Asl è dotata”. «La nostra azienda ha avuto 280mila euro dalla Regione per abbattere le liste d’attesa. Era meglio assumere due radiologi in più, altro che esternalizzare i servizi». Per la sindacalista della Cgil, in vista di una riorganizzazione di area vasta, è necessario che la Conferenza dei Sindaci faccia la sua parte perché altrimenti sarà dura reggere il confronto con l’ azienda pisana. Ed è importante che i sindaci riassumono nelle proprie mani una programmazione che non si fa più da tempo.
Quanto all’ospedale in rete e le resistenze dei medici professionisti a muoversi, di cui ha fatto menzione il direttore generale Porfido, per Taddei è necessario che l’azienda attui gli strumenti necessari per garantire servizi e quindi gli spostamenti.
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