Il Tirreno

Morte alla fornace, spunta un terzo uomo

Cecinese condannata in primo grado. In appello il perito costruisce un nuovo scenario

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CECINA. C’era una terza persona che, colpevolmente o dolosamente, da sopra la struttura del forno, accortasi che il sistema della fornace si era bloccato, lo ha resettato, riavviando così il ciclo, mentre Massimo Guidarini si trovava ancora nella precamera. Un reset che ha innescato l’ingresso in precamera di un carrello di mattoni da cuocere, che ha travolto Guidarini, e la chiusura della porta della precamera, che ha intrappolato il fuochista decretandone la condanna a morte.

È questa, secondo la perizia dell’ingegner Giovanni Romanini di Arezzo, l’ipotesi più probabile di come sono andati i fatti la sera dell’8 aprile 2007 nello stabilimento Sanlorenzo a San Martino. Un’ipotesi che ribalta le conclusioni del giudice di primo grado e rimette in discussione tutto.

Romanini, 45 anni, in autunno era stato incaricato dalla Corte di Appello di Firenze di svolgere i nuovi accertamenti sulla dinamica dell’incidente costato la vita all’operaio della fornace Massimo Guidarini. Per la sua morte sono stati condannati in primo grado Luigino Nalesso (sei mesi), responsabile esterno del servizio di prevenzione e protezione, e Flora Nencini, di Cecina, legale rappresentante della Sanlorenzo (un anno). Per gli avvocati difensori di Nalesso, Alessandro Risaliti e Luciano Giorgi, il reato a lui contestato non sussiste, perché le modalità dell’incidente sarebbero del tutto diverse rispetto a quelle emerse nella sentenza.

La notte tra l’8 e il 9 aprile 2007 Guidarini era di turno. Il suo compito era sorvegliare il ciclo continuo della cottura dei mattoni che avviene in un forno, dotato di precamera, in cui il materiale accede trasportato su carrelli. Il ciclo è automatico e comandato da una consolle che si trova sopra il forno. Guidarini era entrato in servizio alle 21; dopo 26 minuti si era verificata un’anomalia: la porta tra la precamera e il forno non si era chiusa bene, lui aveva fermato immediatamente il carrello bloccando il ciclo automatico ed era sceso a controllare. Il perito ha ricostruito due ipotesi di dinamica dei fatti. Una ritenuta «altamente improbabile», secondo cui Guidarini sarebbe salito sul carrello in movimento, pur sapendo che era in atto il sistema automatico di cottura del materiale, e che dunque quel gesto gli sarebbe costato la vita. Un comportamento illogico. La seconda ipotesi, ritenuta «la più probabile» dal perito – che è anche quella ricostruita dalla difesa – è che mentre Guidarini era nella precamera, sicuro del fatto che il ciclo era stato da lui stesso fermato e che, essendo solo nello stabilimento, solo lui poteva farlo ripartire una volta uscito dalla precamera, qualcuno lo abbia rimesso in moto.

Guidarini, prosegue il perito, deve essere rimasto sorpreso dal riavvio del sistema, deve aver cercato di uscire attraverso lo stretto corridoio di 44 centimetri, ma la gamba gli si è incastrata tra la parete e il carrello, trascinandolo dentro. La conclusione del perito è che la non completa valutazione dei rischi (per la quale in primo grado è stato condannato Nalesso), non sia in diretto rapporto causale con l’incidente.

La perizia sembra spalancare nuovi scenari. Prossima udienza il 9 marzo.(f.f.)

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