Il Tirreno

Bocciata la settimana corta troppi i disagi per i liceali

di Michele Falorni
Bocciata la settimana corta troppi i disagi per i liceali

Tre ore di assemblea tra studenti del Fermi e rappresentanti dei professori Tra le ragioni per andare in classe il sabato i disagi per i numerosi pendolari

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CECINA. Settimana lunga o corta? Di questo gli studenti e i professori del liceo Fermi discutono in assemblea per tre ore. La maggioranza, dopo interventi e serrati faccia a faccia, non ha dubbi: a scuola anche il sabato, contro la decisione della Provincia di chiudere dal venerdì.

Non è stata però una riunione scorrevole, quella di ieri mattina, perché a metà della discussione il confronto è divenuto quasi scontro e i toni si sono alzati, anche se – a mezzogiorno – le parti si sono strette la mano in nome di un interesse comune e non personale. Che tiene conto, per esempio, dei pendolari. Da settembre, il Fermi sperimenta cinque giorni di lezioni per il biennio. Al triennio, invece, resiste ancora il metodo tradizionale.

In palestra, dove l’assemblea si è svolta, gli schieramenti sono netti: da un lato, sotto ai cartelli colorati, la maggior parte degli alunni, i contrari. Dall’altra, i pochi favorevoli e in mezzo gli indecisi. Peccato che, poco prima dell’ultima campanella, fossero rimasti in pochi a chiedere la parola per esprimere la propria opinione.

La questione comunque rimane attuale, perché sarà riproposta in futuro e discussa forse tra i banchi. La 2ª C del Fermi Lab, però, ha chiesto due volte al consiglio di istituto di trasformarsi in classe pilota per il triennio, evitando così il sabato. Proposta respinta per non creare un precedente, è stata la risposta. Ma a breve la domanda sarà ripresentata. Dopo gli interventi delle rappresentanti dei genitori di 2ª C Silvia Menegatti e Silvia Bartoletti, la parola è passata alla professoressa di inglese Manuela Lazzereschi. La tesi dell’insegnante: «Non si può studiare a cottimo, serve rivedere la didattica. Il sabato libero è una sfida per cambiare la scuola in qualità e non in quantità». Del resto, ha concluso, con la settimana corta gli studenti arrivano più riposati il lunedì mattina, uniformandosi alla vita sociale che si svolge su cinque giorni.

Diversa l’opinione del collega di storia e filosofia Aldo Simone, contrario «perché il prolungamento della mattinata produce effetti devastanti su insegnanti e ragazzi. Lo stesso vale per il rientro pomeridiano, quando invece servirebbe maggiore rispetto e ammirazione per i pendolari». Gli italiani, ha chiuso il prof, «sono malati di esterofilia. Ossia dall’estero non sempre prendono il meglio, anzi, pessimi consigli». Gianmarco Bandini, che ha finito il liceo nel 2012, ha ricordato che, documento della Provincia a parte, «rimane indispensabile formare gli alunni con lo studio approfondito delle materie umanistiche per sviluppare in loro la capacità di critica e la proprietà di linguaggio». Un punto di equilibrio con la matematica e la fisica, gli argomenti principali del triennio, va trovato.

Il risparmio del riscaldamento e della luce sono due dei punti a favore della settimana corta. A patto di cambiare prima la didattica e poi l’orario. «Ma chi viene da lontano, per esempio da San Vincenzo, Venturina e Piombino, oppure da Castellina, come fa?», chiedono gli studenti. Già, perché un’ora di pullman o di treno, se non di più, vanno messe in conto. Pesano sul rendimento dei ragazzi, che rientrano a casa il pomeriggio alle quattro. Programmare la settimana per loro non è semplice. Soprattutto quando la mattina ci sono cinque materie diverse e i compiti a casa. Di questo i liceali hanno discusso durante gli interventi. Tre ore dopo, le conclusioni: la maggioranza è contraria alla settimana corta e vuole il sabato in classe. Intanto, al Fermi non cambia niente, almeno fino a giugno. In attesa delle decisioni della Provincia e di altre assemblee.

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