Il Tirreno

Il mattone è davvero l'unica soluzione?

Maria Meini

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Si scomodavano i Vip in difesa del Ciucheba: erano gli anni Novanta e la discoteca cult della costa etrusca era frequentata da attori e cantanti. Erano le notti d'oro, tutti in fila per entrare nella tana di Maurino Donati, l'unica che poteva far concorrenza alla Versilia, ma la vita non era facile neanche allora. La difficile convivenza tra la musica e le ville della pineta Marradi sfociò nella guerra annosa della sirena. L'allarme che un vicino di casa azionava per contrastare i decibel. Una partita in cui vincitori e vinti si alternavano da una squadra all'altra. Un'estate il Ciucheba fu chiuso e Diego Abatantuono dichiarò che senza Ciucheba le vacanze a Castiglioncello non avevano più ragione di esistere. Il clan di Salvatores premio Oscar per Mediterraneo festeggiava da Maurino la celebre statuetta. Agosto era il mese di Renato Zero e Alba Parietti, ospiti fissi del compleanno del patron. Non è l'ennesimo amarcord. La fotografia di una Castiglioncello che ci piace ricordare e che non c'è più aiuta a capire la storia di un luogo simbolo del turismo della Costa degli Etruschi. Passato in un baleno dalla dimensione letteraria - forse quella più congeniale per le sue caratteristiche fisiche - alla vacanza di massa. Suso Cecchi D'Amico amava dire che Castiglioncello era come un corpo gracile, che non poteva sopportare grandi pesi. Ma anche la Perla del Tirreno è entrata nel circuito del turismo dei grandi numeri, e negli anni del boom ha conosciuto l'esplosione dei locali di ritrovo, di pari passo con l'edilizia delle seconde case. Grandi e piccole lottizzazioni, in un crescendo costante, capillare. Con gli anni della crisi i locali sono chiusi, sono rimaste le case vacanza. E gli spazi un tempo occupati dalle sale da ballo sono stati (quasi) tutti riempiti da altri volumi residenziali. Un trend generale, si dirà. È così ovunque. L'alternativa sono luoghi degradati, deserti. Ne dobbiamo dedurre che l'unica chance alla crisi della notte è il cemento. E che la politica turistica delle nostre amministrazioni è ancora quella delle seconde case, esattamente come negli anni Settanta - Ottanta. Anche se la richiesta del mattone è drasticamente calata e il numero delle presenze turistiche pure. Non siamo così sicuri che sia l'unica soluzione.

 

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