Il dolore
Le storie per immagini di Meucci
Da un cortometraggio del regista Ermanno Olmi si è ispirato per Centochiodi
SAN VINCENZO. Il protagonista di questa nostra storia è Antonio Meucci. No, non ha inventato il telefono. Ma inventa, tuttavia, di continuo: storie, atmosfere, realtà. Un talento puro. Guardando un suo premiato cortometraggio del ‘95, Trans, Ermanno Olmi ha tratto ispirazione per il film Centochiodi. Pisano, 44 anni, Antonio è sposato con la sanvincenzina Simona, con cui ha un figlio di 6 anni. Vive dal 2013 a San Vincenzo, dove si è trasferito da Roma. È regista, aiuto-regista, operatore, montatore, sceneggiatore e molto altro.
Poco tempo fa era sul set elbano della fiction “I delitti del Bar Lume”, basata sui gialli di Marco Malvaldi. «Come regista della seconda unità – spiega Antonio – ho avuto l’onore di dirigere il grande Carlo Monni. Regista di seconda unità significa ultimare le scene che non si è riusciti a realizzare secondo il piano di produzione. È un lavoro interessante: bisogna rispettare il flusso di immagini già create da qualcuno prima di te. Spesso ci siamo mossi sull’isola anche per inquadrature panoramiche. A volte avevamo la sensazione di girare un documentario. Malvaldi non lo conoscevo prima, pur essendo entrambi pisani e vicini di età. L’ho conosciuto sul set e ci siamo piaciuti reciprocamente».
Anni ‘90. La passione per il cinema lo induce ad abbandonare gli studi in Architettura. Ottiene il diploma di scenografo all’Accademia di Belle Arti, studia alla scuola di cinema Immagina, sempre a Firenze, diretta dal regista Giuseppe Ferlito. A metà decennio esce la sua “Quadrilogia del moto verticale”, quattro cortometraggi che ottengono premi nazionali e internazionali. «Corti – racconta Antonio – che sono stati la palestra per capire se questa passione si potesse trasformare in lavoro. Raggruppati in un progetto unico, ebbero successo, dandomi coraggio. Da lì andai a Roma perché c’erano tre case di produzione interessate a un progetto di film di lungometraggio che avevo scritto. Non se ne fece di nulla. Ma ormai ero a Roma. Iniziai a fare tanta gavetta, a ricoprire anche ruoli da operatore, montatore, aiuto regista. E forse questo mi ha permesso di trasformare tutto ciò in un lavoro».
A Roma Antonio lavora con Enrico Ghezzi, Eugenio Cappuccio, Giuliana De Sio, con il grande Mario Monicelli, con Anna Falchi, i Litfiba e altri. Lavora per la trasmissione di Rai Tre “Chi l’ha visto?”, girando l’Italia per mesi. E ora, San Vincenzo.
«Sto cercando – dice – di lavorare su progetti legati a questo territorio. Lo si può fare a livello promozionale o anche pensando a progetti narrativi che mettano in risalto le ricchezze di questo lembo di terra». Qui, Antonio gira il bel videoclip del brano “Gango”, degli amici Sabina e Mario Manetti, alias Indygenie. Un video suggestivo, girato a San Carlo e sulla spiaggia sanvincenzina.
«Esisterà sempre il cinema, ma dove sarà fruito? – si chiede Antonio Meucci –. Nei cinema? Ho seri dubbi. Oggi internet ha fagocitato tutto: letteratura, musica, stampa». Ma fra dieci o quindici anni, Antonio sarà con la macchina da presa? «Forse qualcosa sarà diverso. Ma mi vedo a raccontare storie per immagini».
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