Sicurezza
Pronti a chiedere i danni alla Società della salute
Cecina, scoprono che dal 2010 avrebbero diritto a un assegno integrativo dell’Inps. Nell’ambito dell’Asl 6 sono esclusi solo i residenti nella Bassa Val di Cecina
CECINA. Lo scopre per caso. Sua sorella che vive in Sardegna e si sta occupando della mamma riceve dall’Inps un assegno. Una sorta di welfare integrativo, a costo zero per gli enti locali, di cui possono beneficiare i dipendenti o i pensionati del pubblico impiego. Per accedere al beneficio però la Società della salute deve aderire al bando dell’Istituto di previdenza. E l’assurdo è che in tutta l’area dell’Azienda sanitaria 6 di Livorno gli unici a non essersi mai attivati sono i Comuni della Bassa Val di Cecina. Dal 2010, moltiplicato per quanti avrebbero potuto accedere al beneficio, significa aver fatto perdere tanti soldi, gli assegni in base all’Isee vanno dai 200 ai 1.200 euro. La signora chiama a raccolta conoscenti nella sua stessa condizione. Si attiva il passa parola e se ci saranno le condizioni sono pronti a fare una class action contro la Società della salute.
Più che la faccia a farli parlare sono la rabbia e la delusione. Oltretutto anche per il prossimo anno non potranno beneficiare dell’assegno perché i termini per la Società della salute di adesione al nuovo bando sono già scaduti.
Nel dettaglio il progetto si chiama Home Care Premium ed è riservato ai dipendenti e i pensionati pubblici, per i loro conviventi, per i loro familiari di primo grado, non autosufficienti. E quest’anno garantirà un assegno per nove mesi, da marzo a novembre. In pratica, è una forma di intervento mista: da un lato la concessione di contributi economici alla famiglia per pagare familiari o badanti, dall’altro l’ottenimento di prestazioni integrative e complementari erogate dalla Società della salute (operatori socio-assistenziali, centro diurno, servizi di accompagnamento e trasporto, consegna pasti a domicilio, percorsi di integrazione scolastica o di inserimento lavorativo, servizi alla persona come parrucchiere, podologo e simili).
«Perdiamo un diritto – affermano – perché la Società della salute a cui i Comuni hanno delegato il settore socio-sanitario in questi anni non si è mai attivata. Un’apparente distrazione gravissime e che è difficile da comprendere». E aggiungono: «L’assurdo è che neppure all’interno della stessa azienda sanitaria gli uffici si parlano. Il territorio della Bassa Val di Cecina è l’unico ad essere escluso dall’accesso a questo beneficio».
L’effetto si traduce in sacrificio economico che almeno in parte avrebbe potuto essere alleviato. «Le famiglie si impoveriscono per tenere i propri cari a casa – concludono – e ci troviamo anche a fare i conti con l’istituzione competente che è distratta».
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