Il Tirreno

la storia

Meucci e l'arte di scrivere con le immagini

di Paolo Federighi
Il regista Antonio Meucci sul set
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Il regista Antonio Meucci sul set

San Vincenzo, da un cortometraggio del regista che porta il nome di una grande personaggio storico Ermanno Olmi si è ispirato per il suo film Centochiodi

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SAN VINCENZO. Immaginatevi la noia di chiamarsi come un grande personaggio storico. "Cercami su Google, mi chiamo Dante Alighieri, sono di Firenze". Sì sì. Un miliardo di pagine sulla Divina Commedia, La vita nuova, etc. Ecco. Il caso che trattiamo è analogo. Il protagonista di questa nostra storia è Antonio Meucci. Non ha inventato il telefono. Inventa, tuttavia, di continuo: storie, atmosfere, realtà. Gestisce a proprio piacimento lo spazio e il tempo. Un talento puro. Guardando un suo pluripremiato cortometraggio del '95, "Trans", Ermanno Olmi ha tratto ispirazione per il film "Centochiodi", in cui "cita" l'opera di Antonio. Pisano, 44 anni, Antonio è sposato con la sanvincenzina Simona, con cui ha un figlio di sei anni. Vive dal 2013 a San Vincenzo, dove si è trasferito da Roma. Regista, aiuto-regista, operatore, montatore, sceneggiatore e molto altro, incontriamo Antonio a poco tempo di distanza dalle riprese effettuate all'isola d'Elba per la serie televisiva "I delitti del Bar Lume", basata sui gialli di Marco Malvaldi.

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"Una strana casualità - spiega Antonio Meucci -. Da poco tempo avevo lasciato Roma, e proprio da Roma mi sono venuti a cercare per realizzare un progetto di fiction televisiva a pochi chilometri da dove vivo. Come regista della seconda unità, ho avuto l'onore di dirigere il grande Carlo Monni. Regista di seconda unità significa ultimare le scene che non si è riusciti a realizzare secondo il piano di produzione. E' uno strano lavoro, interessante: bisogna rispettare il flusso di immagini già create da qualcuno prima di te. Non mi era mai capitato. Avevo una piccola troupe molto leggera, e spesso ci siamo mossi sull'isola anche per inquadrature panoramiche. A volte avevamo la sensazione di girare un documentario sull'isola, e invece stavamo dando il nostro contributo alla realizzazione di una fiction televisiva. Malvaldi non lo conoscevo prima - aggiunge Antonio - pur essenddo entrambi pisani e vicini di età. Ho avuto modo di conoscerlo sul set e ci siamo piaciuti reciprocamente".

Anni '90. La passione per il cinema, in Antonio, si fa travolgente, tanto da indurlo ad abbandonare la Facoltà di Architettura a Firenze. Consegue il diploma di scenografo all'Accademia di Belle Arti, studia alla scuola di cinema "Immagina", sempre a Firenze, diretta dal regista Giuseppe Ferlito. A metà del decennio, esce la sua "Quadrilogia del moto verticale", quattro cortometraggi che ottengono premi nazionali e internazionali. "Corti - racconta Antonio - che sono stati un po' la palestra per capire se questa passione si potesse trasformare in lavoro. Raggruppati in un progetto unico, all'epoca ebbero successo e mi permisero di partecipare a molti festival in Italia e all'estero, dandomi coraggio. Da lì andai a Roma perché c'erano tre case di produzione interessate ad un progetto di film di lungometraggio che avevo scritto. Non se ne fece di nulla. Ma ormai ero a Roma e ho inizato a lavorare su altri progetti. Insomma, ho iniziato a fare tanta gavetta, a ricoprire non solo ruoli da regista ma anche da operatore, montatore, aiuto regista. E forse questo mi ha permesso di trasformare tutto ciò in un lavoro".

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A Roma Antonio lavora con Enrico Ghezzi, Eugenio Cappuccio, Giuliana De Sio, con il grande Mario Monicelli, con Anna Falchi, con Piero Pelù e i Litfiba e altri. Lavora anche per la trasmissione "Chi l'ha visto?", girando l'Italia per mesi in lungo e in largo.

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E ora, San Vincenzo. "Sto cercando - dice - di lavorare su progetti che mi leghino sempre di più a questo territorio. Lo si può fare a livello promozionale, cercando di interagire con piccole realtà, medie strutture ricettive, ma lo si può fare anche pensando a progetti narrativi che mettano in risalto le mille ricchezze di questo lembo di terra". Qui, Antonio gira il bel videoclip del brano "Gango", degli amici Sabina e Mario Manetti, alias "Indygenie". Un video suggestivo, girato a San Carlo e sulla spiaggia sanvincenzina. "Mi chiedo - dice Antonio - come un'invenzione di 120 anni fa possa oggi competere con le nuove forme di comunicazione. Voglio dire: può avere ancora senso progettare film per come si sono sempre pensati, scritti e prodotti? Esisterà sempre un cinema d'autore, un cinema commerciale di puro intrattenimento, certo; però, dove sarà fruito? Nei cinema? Ho seri dubbi. Oggi internet ha fagocitato tutto: letteratura, musica, stampa". Ma fra dieci o quindici anni, Antonio si vede ancora o no con la macchina da presa? "Forse qualcosa sarà diverso, sarà cambiato. Ma mi vedo ancora a raccontare storie attraverso le immagini".

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