Sicurezza
Rischia lo stop il processo sui soldi a San Marino
Da chiarire l’origine di quei 457.900 euro depositati nella banca del Titano Il giudice deve decidere sull’eccezione di costituzionalità sollevata dalla difesa
CASTAGNETO CARDUCCI. Qual è l’origine di quei 457.900 euro depositati sul conto della Banca di San Marino Spa? Gli inquirenti della Repubblica del Titano continuano a chiederlo a Michelangelo Fedele. Ma la domanda potrebbe restare senza risposta se il giudice valuterà fondata l’eccezione di costituzionalità del processo aperto a carico del settantenne residente a Donoratico. Processo da cui è già uscita la moglie Giuseppina Zambardino, 57 anni, per la quale è stata dichiarata la prescrizione dall’accusa di riciclaggio. Viceversa, se l’eccezione sarà respita il giudice fisserà la data dell’udienza per le conclusioni.
Il procedimento è ancora pendente in primo grado davanti al giudice Gilberto Felici. Michelangelo Fedele per anni ha movimentato milioni sul suo conto presso una filiale della Banca di San Marino. E nel processo ha reso delle dichiarazioni emblematiche. «San Marino per me era il paradiso – ha detto –. Mi sono trovato sempre bene sono sempre stati gentili. Per me il direttore era come un fratello, una persona per bene. In Italia quei soldi non mi servivano. Qualora non fosse intervenuto questo procedimento penale avrei mantenuto sicuramente il deposito e gli investimenti a San Marino».
È risultato che nel 2010 Fedele di soldi da San Marino ne ha portati via parecchi in contanti. Li ha elencati il Procuratore del fisco Roberto Cesarini, prelievi da 359mila, 330mila poi altri 150mila, fino anche a fine 2010. «Alla banca non ha dovuto giustificare il prelievo di tutti questi contanti?», ha chiesto il Procuratore del fisco. «Investimenti immobiliari. Tanti italiani in quel periodo erano venuti a prelevare...», ha risposto Fedele. «Davano via i contanti così?», ha chiesto allora il Procuratore. «Un giorno c’era parecchia gente in fila – ha risposto Fedele –. Tutti prelevavano contanti. Uno di quelli che prelevavano ero io».
L'inchiesta è tutta sanmarinese, ma a rafforzare le ipotesi di reato per gli inquirenti sono gli elementi raccolti tramite rogatoria dall’Italia. E a questo punto Fedele se verrà respinta l’eccezione di costituzionalità dovrà dimostrare la provenienza dei soldi depositati da gennaio del 1999 nel libretto di deposito al portatore presso la Banca di San Marino, e nel conto deposito titoli aperto a distanza di due giorni dall’attivazione dell’altro rapporto.
Negli anni si tratta di versamenti in contante per un totale di 1,1 milioni di euro. A cui fece seguito un investimento in titoli per 500mila euro. Ad oggi, ci sono 303mila euro rimasti nella disponibilità dei coniugi e finiti sotto sequestro cautelativo. Nel settembre 2010 la banca attiva l’Agenzia di informazione finanziaria. Scattano le verifiche e la segnalazione all’autorità giudiziaria. Ma il primo controllo risale al marzo del 2009. L’istituto di credito deve verificare la congruità dei valori amministrati rispetto alle fonti di reddito del cliente: rapporti alimentati esclusivamente in contanti. E così per i prelievi. (m.m.)
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