Finanza
Servono nuovi modelli per il sociale
Agostini (Riformisti): dobbiamo ripensare il ruolo dei servizi
ROSIGNANO. Ripensare il terzo settore, ovvero riformare i modelli del sociale, i servizi e i finanziamenti. Lo propone il consigliere comunale dei Riformisti Marco Agostini, presidente della commissione sul sociale, prendendo spunto dalle conclusioni emerse nell'ultimo Forum nazionale del Terzo Settore che «ha evidenziato tra le parti sociali il delinearsi di una manovra espansiva e innovativa come non avveniva da molti anni con provvedimenti che potrebbero andare nella direzione giusta, a partire dalle detrazioni alle onlus, all'aumento dei fondi stanziati per il 5 per mille - pur mancando una sua stabilizzazione - alla riduzione dell'Irap di cui beneficerà di certo anche il terzo settore». Tuttavia preoccupazione «è data dal combinato disposto di tagli di miliardi a Regioni e Comuni, e spending review che può avere effetti molto deleteri sul welfare italiano, sulle persone che fruiscono di servizi - in particolare i più poveri e i non autosufficienti, e sui lavoratori del welfare, così come l'aumento della tassazione sugli utili degli enti non commerciali e sulle fondazioni di origine bancaria, che decimerebbe le erogazioni al terzo settore e i contributi al sostegno delle attività di volontariato». In conclusione «le risorse che questa manovra sembra muovere sono tante, alla base ci deve essere l'idea di una fiducia necessaria a far ripartire il Paese; una fiducia che si ottiene anche attraverso la coesione sociale. Per fare questo, non è pensabile immaginare anno dopo anno interventi spot orientati a tappare alcuni buchi, occorre investire sulle politiche sociali e sul welfare come un fondamento per il nostro sviluppo. Bisogna procedere alla costruzione di un "nuovo welfare" che segua la logica dei due pilastri. Tra l'altro il modello attuale basato sul solo pilastro pubblico non funziona. Puntando quasi tutto sulla previdenza, lascia fuori interventi essenziali, come quelli finalizzati all'istituzione di un reddito minimo garantito per la parte più indigente della popolazione. Fra l'altro il risparmio che le famiglie italiane dedicano alla spesa sociale è il più basso d'Europa e quindi ci sono consistenti margini per utilizzare una tale forma d finanziamento. Altro aspetto rilevante del "nuovo welfare" deve essere quello relativo a "come" vengono utilizzati gli erogatori di servizi non pubblici, ad esempio le onlus». Agostini suggerisce «una ulteriore collaborazione e integrazione fra il pubblico e il privato».
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