Sergio e i suoi fratelli Così la banda faceva sparire le super moto
I quattro avevano occupato la casa di un sessantenne e nel garage smontavano i veicoli per mandarli all’estero
LIVORNO. “Sergio” e i suoi fratelli avevano occupato un casale tra le province di Livorno e Pisa sfruttando l’ospitalità e la buona fede del proprietario. E da qui si muovevano tra la Toscana e la Liguria facendo sparire moto di grossa cilindrata per poi riportarle alla loro base, farle a pezzi e spedirle all’estero su due furgoni, confuse in mezzo a pacchi alimentari e vestiti. Una decina quelle recuperate dagli investigatori. Tra queste una Yamaha R6 e una FZ6, una MV Augusta, una Ktm modello Duke e un paio di Kavasaki Z 750.
Ospite in casa propria
Racconta ai carabinieri Massimo Cardellini, 66 anni, proprietario dell’immobile dove i quattro hanno abitato a scrocco tra il febbraio dello scorso anno fino al luglio successivo quando la banda è stata fermata dando il via all’inchiesta che ha portato a una condanna complessiva a 16 anni di reclusione e 12.000 euro di multa.
«I quattro erano in continuo movimento e per spostarsi utilizzavano una macchina Audi A 6 due furgoni. Io ho cominciato a insospettirmi dei furgoni perché erano sempre fermi e i quattro mi davano sempre risposte evasive, tanto che gli dissi che avrei chiamato i carabinieri per farglieli controllare e da quel momento i furgoni sono spariti dal parcheggio».
Ma per capire come la banda sia riuscita ad occupare buona parte dell’immobile nel Comune di Casale Marittimo è necessario fare un passo indietro e leggere le dichiarazioni dello stesso Cardellini.
«A casa abitavo con mia madre. Ma nel 2002 le sue condizioni si sono aggravate e io essendo celibe non potevo farcela da sola. Ecco perché mi sono rivolto a una signora ucraina per farmi aiutare nelle faccende domestiche».
È con il passare degli anni che tra il proprietario dell’immobile e la badante si instaura un rapporto di fiducia, stima e assistenza reciproca che porta l’uomo ad ospitare a casa, per varie ragioni, i figli della donna. Uno per eseguire un intervento chirurgico, un altro per cercare un lavoro. Tutto è filato liscio fino a quando a Casale Marittimo non si è presentato il più piccolo dei tre fratelli.
«A gennaio la signora che lavora per me mi ha chiesto se poteva far tornare in Italia il figlio minore perché in Ucraina aveva problemi con l’esercito per via della situazione politica. Io acconsentì perché quei ragazzi erano di famiglia e i nostri rapporti erano di fiducia. I primi di febbraio Oleksandr, queto il suo nome, arrivò a Casale con tre amici che ospitai per pochissimi giorni».
Quello che il proprietario descrive nel verbale delle sommarie informazioni è un via vai di persone che entrano ed escono dalla casa fino a quando non si crea questa situazione.
«Da febbraio in casa mia eravamo sistemati - racconta Cardellini - in questo modo: io dormivo in camera mia al piano superiore e Oleksandr dormiva nella stanzetta sul lato mare. Mentre il suo amico Misha dormiva nell’altra stanzetta dall’altro lato. Dopo alcuni giorni si sono presentati altri due loro amici Vasla e un certo Sergio, il primo si sistemò in camera di Oleksandr mentre il secondo da Misha».
Al centro dell’inchiesta quello che avveniva all’interno del garage. «Tutte le volte che dovevo andarci - racconta il proprietario - qualcuno si offriva per andarci al posto mio».
Il blitz
Sono serviti mesi agli investigatori per risalire all’identità dei quattro: Oleksandr Lyahu, 20 anni, Serhii Ruptash, 28, Mykhailo Kataranchuk, 29, e Vasyl Buzhenitsa, 39.
È tra marzo e luglio che secondo gli investigatori si sarebbe intensificato il lavoro di ricettazioni e riciclaggio di moto da parte della banda. Tanto che sulle loro tracce era finita anche la Procura di La Spezia.
Ecco perché il 9 luglio dello scorso anno, insieme ai carabinieri della stazione di Montescudaio, al blitz durante il quale è stata fermata la banda, hanno partecipato anche i colleghi del nucleo operativo della Compagni di Santa Margherita Ligure.
Si legge nel verbale di fermo. «La perquisizione nel garage ha portato al rinvenimento di due motocicli in parte smontati; c’erano diversi pezzi meccanici e di carrozzeria sparsi intorno e numerosi utensili. Dentro uno dei due furgoni sono state ritrovati altre due moto».
Ma c’è di più, perché dagli accertamenti effettuati dagli investigatori è stato possibile «accertare che tutti e quattro i soggetti hanno forti legami con il loro paese d’origine dove spesso si sono recati come emerge dai documenti della frontiera». Facendo sparire decine di moto, molte della quali è stato impossibile riconsegnare ai legittimi proprietari.
@fedelazzotti
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