La manifestazione
«Mi hanno spinto forte sulle scale»
Il racconto dell’aggredita: «Chiedevano di mio figlio, ho avuto tanta paura»
CECINA. «Mi chiedevano dove era mio figlio, e ho avuto paura che volessero fare del male a lui». Vittoria Vanni, il giorno dopo aver affrontato i cinque malviventi, è ancora sotto choc. E ripercorre quegli attimi di paura a cui in realtà ha reagito con grande prontezza. «Sono tornata a casa e davanti al palazzo - dice - ho notato questa auto, a me pareva una Mercedes di un verde chiaro, parcheggiata proprio davanti al condominio. A bordo ho visto due persone, ma sul momento non ho badato tanto alla cosa». Poi si è avvicinata al portone del palazzo, «e ho visto un uomo con il volto scoperto, che mi ha fatto entrare con gentilezza». Il peggio è arrivato dopo. «Ho sentito rumori al primo piano - ricorda - e subito sono scese due persone con il passamontagna. A quel punto i tre hanno chiuso il portone del palazzo e hanno cominciato a spingermi. Volevano che salissi le scale, e che gli dessi le chiavi per entrare in casa». I malviventi si sono resi conto che la donna aveva in mano un mazzo di chiavi. «Loro mi spingevano - prosegue Vittoria Vanni - e io ho fatto di tutto per resistere, mi sono tenuta forte alla ringhiera. Poi hanno provato a sfilarmi dalle mani il mazzo di chiavi e con una mi hanno ferito l’interno del palmo». Oltre agli spintoni, i malviventi hanno «cominciato a chiedermi dove fosse mio figlio, e a quel punto ho avuto paura. Più per lui che per me».
I tre ladri, forse avvisati dai due che erano rimasti sull’auto a fare da palo, hanno forse temuto che le grida della donna avrebbero richiamato l’attenzione di qualcuno. Così hanno deciso di scappare. «A un certo punto - termina la signora Vanni - se ne sono andati. È finito un incubo». (a.c.)
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