Il Tirreno

Armunia paga il debito grazie al Comune

di Anna Cecchini
Armunia paga il debito grazie al Comune

620mila euro annui alla Fondazione, che ne darà una parte all’Associazione. Franchi: «Possono anche fare un mutuo»

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ROSIGNANO. Il debito dell’Associazione Armunia lo pagherà la stessa Associazione. Anche se i soldi, alla fine, arriveranno sempre dalle casse comunali, attraverso il finanziamento che l’amministrazione darà alla Fondazione (Armunia 2).

Così la Fondazione non solo non sborserà un euro, ma non contrarrà neppure il mutuo ipotizzato dallo scorso anno. Quel mutuo, val la pena ricordarlo, che è alla base delle dimissioni del primo cda della Fondazione, formato dal professor Maurizio Alfonso Iacono, dalla professoressa Nicoletta Latrofa e dal prof Gabriele Paolini. I tre sbatterono la porta principalmente per due motivi: scarsa comunicazione da parte del sindaco Franchi, allora presidente dell’associazione, sulle vicende riguardanti il passaggio tra Associazione e Fondazione e vaghezza riguardo al mutuo che era stato loro richiesto di attivare per coprire i debiti sino ad allora contratti dall’Associazione.

Ecco, quel mutuo non sarà attivato, o almeno non dalla neonata Fondazione (Armunia 2). Semmai a dover trovare i soldi sarà la “vecchia” Associazione (Armunia 1), sia attraverso un’organizzazione oculata dei bilanci che, probabilmente, tramite l’accensione di un finanziamento. «Il mutuo era un’ipotesi - spiega Franchi - legata alla chiusura dell’associazione. Oggi il percorso è diverso. Non potendo chiuderla, dato che il ministero e la Regione impongono un’attività di spettacolazione almeno triennale (cosa che la Fondazione non ha), il rientro da esposizioni passive verrà fatto sulla base della gestione dell’Associazione. Nei prossimi bilanci, evidentemente, sarà valutato il metodo per azzerare il debito, compresa l’ipotesi di un finanziamento». Quanto all’ammontare del debito, Franchi spiega che si tratta di circa 300.000 euro. Una cifra assai più bassa (praticamente la metà) di quella ipotizzata nei mesi scorsi, quando nell’eventuale debito dell’Associazione veniva considerato anche il tfr dei dodici dipendenti (che rimanendo operativi nell’Associazione non dovranno riceverlo).

A ben guardare, però, i soldi per colmare il buco, almeno in parte, li fornirà lo stesso Comune. Come? Attraverso il finanziamento alla Fondazione, che poi stornerà parte della cifra all’Associazione, incaricata di organizzare le stagioni teatrali. «Il Comune - spiega il primo cittadino - riconoscerà alla Fondazione (di cui è unico membro, ndr) un contributo annuo di circa 620.000 euro, che poi la Fondazione userà per i costi di gestione del castello Pasquini e per varie attività. Sarà poi la stessa Fondazione che riconoscerà qualcosa del contributo all’Associazione, impegnata nell’organizzazione dell’attività artistica». Così, è evidente, l’Associazione dovrà gestire direttamente nei propri bilanci, con gli introiti derivanti dal contributo in arrivo dalla Fondazione e quelli derivanti dall’attività di spettacolazione, il debito di 300.000 euro, e magari per azzerarlo potrà attivare anche un mutuo.

Intanto, dopo che a dicembre era stato eletto il consiglio di indirizzo della Fondazione (presidente Franchi, consiglieri Agostini dei Riformisti, Croce del Pd e Gesess di Sul, sono stati confermati Sergio Volterrani come amministratore unico e Mario Bellucci come revisore dei conti. «Ambedue resteranno in carica, salvo problemi, per la durata del mandato. Cambiare adesso l’amministratore sarebbe stato singolare, perché ha da concludere un percorso di riorganizzazione già avviato».

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