Il Tirreno

Profughi, l’emergenza che dura da un anno

di Alessandra Bernardeschi
Profughi, l’emergenza che dura da un anno

Castiglioncello, in questo momento all’hotel Saint Vincent sono alloggiati 29 migranti. La macchina dell’accoglienza ha ospitato centoventi persone

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CASTIGLIONCELLO. È trascorso più di un anno da quando a Castiglioncello arrivarono i primi 29 migranti provenienti quasi esclusivamente da Casamance, estremo sud del Senegal. Tutti giovani che scappavano da un conflitto armato che dura da anni. Alloggiavano all’hotel Saint Vincent, nel centro della frazione turistica per antonomasia ed il loro arrivo, a maggio, provocò non pochi mal di pancia.

Il timore era quello di ricadute di immagine negativa per la Perla. Adesso, sempre all’hotel saint Vincent, sono alloggiate 29 persone, tutti uomini, provenienti dal Ghana, Mali, Senegal, Guinea, Bangladesh, Pakistan e Gambia. E’ passato oltre un anno dai primi arrivi e, mese dopo mese, in totale a Castiglioncello sono state accolte 120 persone. Tutti migranti, tutti provenienti dai drammatici sbarchi sulle coste italiane. Tra questi, come racconta Claudia Franconi responsabile immigrazione dell’Arci, anche 13 ragazze nigeriane ed una famiglia siriana: padre, madre e cinque bambini. Un flusso continuo di persone scappate dalla fame, dalla guerra, da condizioni di vita inumane. “Un ragazzo ci ha detto – racconta Franconi – che la sua vita era completamente morta laggiù in mezzo al mare. E’ rinato solo quando è stato salvato da una nave italiana. Da quel giorno, tutti i giorni, ringrazia l’Italia per averlo salvato e accolto”. Una testimonianza ancora più cruda all’indomani delle centinaia di migranti morti assiderati o affogati davanti alle coste italiane.

All’hotel Saint Vincent non rimangono mai posti liberi: «Due persone sono partite sabato scorso e due sono subito arrivate», spiega Franconi. Anche perché i loro soggiorni si allungano nel tempo: «Dovrebbero essere trasferiti allo Spra (sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati) ma di posti disponibili ce n’è sempre di meno – spiega la responsabile dell’Arci – qualcuno, espletate tutte le formalità, se ne va spontaneamente per ricongiungersi con i parenti in nord Europa. Per quelli che rimangono abbiamo attivato un percorso di educazione civica e interculturale. Devono sapere come rimanere in Italia e cosa offre loro, in questo momento storico, la nostra nazione». Ma nel suo piccolo la comunità di Castiglioncello sta dando una lezione di accoglienza senza precedenti.

«Si può dire – continua Franconi – che tutta la comunità di Rosignano ha dimostrato coraggio e maturità nel dare avvio a questo percorso. Devo ringraziare il sindaco Alessandro Franchi per il coraggio e la disponibilità dimostrata nell’accogliere queste perone, l’Asl, la Prefettura di Livorno, i volontari e i mediatori ma soprattutto i cittadini che hanno dimostrato con maturità che esiste la possibilità di integrazione. Anche il fatto di collocare queste persone in una struttura centrale e non periferica rispetto al territorio - continua - ha rotto, positivamente, gli argini. Non si è ghettizzato, neanche fisicamente. Proprio attraverso l’inserimento sono stati abbattuti i pericoli derivati dall’emarginazione. E’ stato dunque un percorso positivo. Ma, come diciamo alle persone che accogliamo non tutti i percorsi in Italia sono così protetti. Non sempre troveranno queste condizioni di accettazione e di aiuto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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