Finanza
«Violento anche davanti al giudice»
Ilaria Leone (nella foto), 19 anni, uccisa nel suo paese. Era la notte del primo maggio del 2013. Abbandonata, ancora agonizzante, a seguito di violenza sessuale e percosse, in un oliveto poco sotto...
Ilaria Leone (nella foto), 19 anni, uccisa nel suo paese. Era la notte del primo maggio del 2013. Abbandonata, ancora agonizzante, a seguito di violenza sessuale e percosse, in un oliveto poco sotto il centro di Castagneto. Ablaye Ndoye, 33 anni all’epoca, su di lui pesavano tre decreti di espulsione, fu catturato dopo poche ore, grazie all’aiuto di alcuni connazionali, ma si è sempre dichiarato innocente. Poi la sentenza, la prima il 24 febbraio 2014, ergastolo; ieri la conferma in secondo grado. I genitori di Ilaria, Sara e Dino e il fratello Mattia, con il cuore in mano, da allora ad attendere giustizia in silenzio. Aula dopo aula, con il timore di una riduzione di pena. Che non è arrivata. «Avevamo paura che la nostra piccola Ilaria subisse ancora – dice Dino Leone, in aula con il figlio Mattia –. Che al suo carnefice fossero ridotti gli anni di detenzione. Oggi siamo sollevati. Ancora una volta Ndoye ha confermato il suo carattere violento, anche davanti alla Corte e al giudice. Dopo le dichiarazioni del nostro avvocato è intervenuto in maniera molto concitata. Avrebbe dovuto solo ascoltare. Si è accanito su quello che diceva di lui, dandoci degli animali a noi per come lo raccontavamo. È un soggetto pericoloso e credo che se ne siano accorti in molti in aula. Anche alla lettura della sentenza, ha avuto un ulteriore moto di stizza nei confronti del giudice. Lo ha insultato. Contrariamente a come lo voleva presentare la difesa ha confermato la sua indole». Una giustizia resa alla famiglia e che ha toccato tutta la comunità di Castagneto Carducci che, da quel primo maggio del 2013, presenta una ferita aperta e che difficilmente si rimarginerà. (d.v.)
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