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Tra gioco e illusione i tempi belli della contessa Nelly

Tra gioco e illusione i tempi belli della contessa Nelly

SAN VINCENZO. Una tigre sul ciglio del balcone di casa. A volte dei girasoli. Per le strade, Nelly fa voltare i camminanti: paloma, mantello rosso, oppure velo nero, occhiali bianchi, o in stile...

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SAN VINCENZO. Una tigre sul ciglio del balcone di casa. A volte dei girasoli. Per le strade, Nelly fa voltare i camminanti: paloma, mantello rosso, oppure velo nero, occhiali bianchi, o in stile geisha, con fiore sui capelli corvini e ampio ventaglio. Se parliamo di persone uniche di San Vincenzo, Nelly Bellucci, “la Contessa Nelly”, ha pochi pari. Anticonformista e spirito libero, Nelly è la stessa anche oggi. Fra le sue tante particolarità, anche quella di voler tenere rigorosamente occulta e misteriosa la sua età. Continua a dipingere quadri che tiene tutti per sé in casa o che regala, scrive pensieri, poesie, massime, racconti, di tutto un po’. Scritti che, insieme alle foto dei suoi dipinti, sono stati riuniti dalla figlia Celita in un libro autoprodotto, (“Erano tempi belli” è il titolo), non in vendita ma dato in omaggio agli amici.

Un regalo che la figlia ha voluto fare alla madre in occasione del suo compleanno l’estate scorsa. Nelly e le sue passioni, fuochi che ne alimentano la fantasia. Come quella per Silvio Berlusconi, che lei chiama Re Silvio e al quale dedica poesie, e come quella per i Carabineri, da lei quasi venerati. Nelly espone da sempre le sue tele in giro per l’Italia, compresa, naturalmente, San Vincenzo. Nel suo amato paese, il 26 novembre 2010, è stata premiata al teatro Verdi dall’allora sindaco Michele Biagi in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Negli anni, l’abbiamo vista in varie occasioni anche in televisione. Per Nelly, «la vita è un gioco che va sorretto dall’illusione». Ma, se ti dà un colpo ben assestato, attenzione, perché «concede a tutti di restare in sella, ma se cadi rialzati da solo, altrimenti arriveranno altri cavalli che ti calpesteranno». La vita, per Nelly, è stata ed è una fuga dal compromesso, dalla piattezza, un teatro in cui esibirsi, «un circo equestre» in cui sono necessari «gli attori adatti...». Una vita a propria immagine e somiglianza, in barba alle convenzioni, al perbenismo ipocrita. Alla faccia del chiacchiericcio querulo, la Contessa Nelly ha elargito saluti e sorrisi a tutti, ma non ha avuto mai peli sulla lingua, non ha mai fatto sconti.

Al di là di ogni cosa, l’amore suo più grande è Celita, la figlia che da lei ha preso bellezza, animo nobile e spirito coriaceo: «Dimmi tu – scrive Nelly in una poesia del 2012 – chi sarà la più bella?Ma Celita o mia Regina!(...) Perché è così e così fuori... ma dentro possiede la bellezza di una sirenache scodinzola tra le onde del mare (...) Celita Piccolo Cielo».

Non è mai il momento per abbattersi né per piangere, per Nelly. Sorridere e ridere, leggeri, ma mai banali. Ogni tanto, però, in Nelly si affaccia la malinconia, la bellezza dei tempi andati: «Erano tempi belli - scrive -. Cantavo nelle vesti di mezzo soprano, al teatro Verdi. La vita mi aveva dato tutto: bellezza, eleganza, salute e vita agiata. Per questo carattere altruista la gente mi ha adorata...». Oggi la vita le impone di farsi bella, truccarsi, vestirsi elegante. La presenza di Nelly per le strade manca, a tutti. Manca anche l’invidia di chi pensava a quanto sarebbe bello vivere come lei, liberi, senza danneggiare nessuno.

Paolo Federighi

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