Proteste
Omicidio Ilaria Leone processo d'appello
L'11 febbraio si terrà l'udienza per il ricorso presentato dai legali di Ablaye Ndoye, il senegalese condannato all'ergastolo per aver violentato e ucciso la giovane
CASTAGNETO CARDUCCI. È fissata per mercoledì 11 febbraio alle 9 al Tribunale di Livorno l’udienza per il ricorso in appello presentato dall’avvocato di Ablaye Ndoye, condannato in primo grado all’ergastolo, con rito abbreviato, per l’omicidio della diciannovenne Ilaria Leone (la sentenza è del 24 febbraio 2014).
La giovane dopo aver subito violenza, fu lasciata morire agonizzante in un oliveta, appena fuori dal paese di Castagneto Carducci, la notte del primo maggio del 2013. La novità è che il senegalese non sarà più difeso dall’avvocato Giovanni Porto ma da Alessia Ratti, avvocatessa fiorentina, assegnatagli sempre d’ufficio. «Resta identica la linea difensiva – spiega la Ratti – la nostra richiesta è di assoluzione, miriamo a provare la sua innocenza. Tra l’altro la condotta in carcere è buona e Ndoye collabora con l’area educativa del carcere di Sollicciano».
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Il trentacinquenne, su cui al momento del fatto pesavano ben tre decreti di espulsione, si è sempre dichiarato innocente e vittima di un complotto da parte di connazionali. Durante l’unica dichiarazione spontanea, resa il giorno della sentenza, puntò il dito contro l’amico, il tecnologico Cisse El Hadji Amsaton (con cui secondo Ndoye, Ilaria aveva debiti di droga), che, a sua volta, si è sempre dichiarato estraneo ai fatti e che invece contribuì alla sua cattura, consegnando il cellulare della vittima (avuto proprio dal connazionale), nelle mani degli inquirenti. Altri aspetti al vaglio del ricorso sono lo studio del Dna e lo spaccio intercorso tra Ndoye (una delle aggravanti per cui al senegalese, alla pena massima, si sono aggiunti sei anni) e la Leone, che secondo la difesa «non si sarebbe svolto la sera dell’omicidio», e ancora incongruenze sugli orari e nelle testimonianze. Per i legali dei familiari della Leone, invece, non cambierà niente.
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«È uno caso talmente chiaro – spiega l’avvocato Antonio Cozza, affiancato dal collega Nicodemo Gentile –. Non ci sono dubbi non solo su chi ha commesso l’omicidio, ma su come ha operato, con crudeltà ed efferatezza. È stato un massacro e la giovane Ilaria è stata lasciata morire. Aspettiamo la conferma della condanna all’ergastolo a cui, come si sa, si sono aggiunti anni per le aggravanti di spaccio, violenza sessuale ed occultamento di cadavere».
La madre di Ilaria, Sara Cariano, attenderà la nuova sentenza alle Canarie. «Purtroppo per ragioni lavorative non potrò essere presente in Tribunale – dice la signora Cariano –. Mi spiace molto, ma dopo il licenziamento non riuscivo più a trovare lavoro e sono stata costretta a trasferirmi. Gli avvocati sono fiduciosi, non voglio pensare che le cose possano andare diversamente da quanto già stabilito».
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