Il Tirreno

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Caso Bayahibe, la Cassazione toglie i sigilli

di Paolo Federighi
Uno scorcio dello stabilimento Bayahibe sul litorale di San Vincenzo
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Uno scorcio dello stabilimento Bayahibe sul litorale di San Vincenzo

San Vincenzo, il cantiere dello stabilimento balneare, in costruzione dal 2008, resta bloccato per gli effetti di una sentenza del Tribunale amministrativo regionale della Toscana

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SAN VINCENZO. Si è consumato un passaggio importante, sul fronte penale, nella vicenda relativa allo stabilimento balneare Bayahibe di via del Tirreno a San Vincenzo. La Terza sezione della Cassazione, il 3 febbraio a Roma, ha deciso di accogliere il ricorso presentato dalla società Acquachiara, proprietaria dell’immobile di 300 metri quadrati costruito in parte sulla spiaggia, avverso l’ordinanza di sequestro penale dei locali, situati vicino al fosso delle Prigioni.

I sigilli furono apposti nel giugno scorso su mandato della Procura di Livorno. Ce ne dà notizia l’avvocato della Società, Alberto Moschini. «La Cassazione – dice – ha annullato l’ordinanza che convalidava il sequestro penale dell’immobile, accogliendo il nostro ricorso. Si tratta di un grande successo per la proprietà, dal punto di vista penale. Le motivazioni del pronunciamento della Cassazione non mi sono ancora note». Adesso, come conferma lo stesso avvocato Alberto Moschini, dovrà essere il Tribunale di Livorno a recepire il pronunciamento della Cassazione e quindi a ordinare che siano tolti i sigilli.

Due i fronti, uno penale e l’altro amministrativo. Due piani assolutamente diversi. Anche se fosse confermato il pronunciamento della Cassazione e l’immobile fosse dissequestrato, non potrebbero comunque continuare i lavori, il cui stop è stato determinato dal pronunciamento della Terza sezione del Tribunale amministrativo regionale (Tar) nel maggio scorso. Avverso tale decisione, il Comune e la proprietà hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato.

Per quanto concerne i sigilli e l’aspetto penale della vicenda, essi furono apposti nel giugno scorso dai carabinieri della locale stazione su mandato della Procura di Livorno, che ne stabilì il sequestro preventivo. Nel registro degli indagati dalla Procura per ipotesi di reato legate a violazioni di norme urbanistiche, risultano il geometra Andrea Filippi (dirigente dell'Area servizi per il territorio del Comune di San Vincenzo), la società Acquachiara e il progettista e direttore dei lavori dello stabilimento, il geometra Gherardo Zanette.
Lo stabilimento è in costruzione dal 2008, anno in cui si è aperto un lungo contenzioso i cui attori sono i condomini di via del Tirreno e via Etruria, la società proprietaria dello stabilimento, il Comune e la Soprintendenza.

 

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