Attenzione
Derubata sul treno torna indietro e la multano pure
La disavventura di un medico dell’ospedale: il controllore ignora la sua denuncia alla Polfer e la sanziona per 200 euro
CECINA. Derubata sul treno, costretta ad annullare un viaggio a Piacenza e a tornare a casa, a Cecina, perché era rimasta senza soldi, senza documenti e carte di credito. E come se non bastasse multata, nonostante la denuncia presentata alla Polizia ferroviaria, perché non poteva pagare il biglietto di ritorno. Una disavventura che ha davvero dell’incredibile, quella capitata alla dottoressa Antonella Tuzzi, dirigente medico del reparto di riabilitazione dell’ospedale di Cecina.
È lei stessa a raccontarla, quasi incredula. Parla pacatamente la dottoressa Tuzzi, forse aiutata dallo spirito partenopeo: è originaria di Napoli ma da diversi anni è in forza all’ospedale di Cecina, dove vive con la famiglia. «Voglio segnalare l'inadeguatezza (ed è dir poco) del servizio fornito ai clienti-cittadini dalle Ferrovie dello Stato, e il sopruso di cui sono stata vittima».
Il 27 di gennaio la dottoressa è salita sul treno «IR n. 6710, che da Cecina portava a Pisa centrale e fra la stazione di Livorno e quella di Pisa» ha subito il furto del portafoglio, contenente tutti i documenti personali e dei contanti. Alla stazione di Pisa, al momento del cambio treno, «ho realizzato del furto subito - spiega Tuzzi - , quindi mi sono subito recata all’ufficio della Polfer, facendo una denuncia dettagliata. La poliziotta di turno, dopo la denuncia, mi ha informato che di lì a breve sarebbe giunto un FB per Roma con fermata a Cecina e, molto professionalmente, si è premurata di avvisare il capotreno del convoglio FB 9781, che avrei preso quel treno per rientrare a Cecina, chiaramente munita della denuncia di furto da loro regolarmente rilasciata».
Fin qui tutto regolare. La dottoressa, che era diretta a Piacenza, ha dovuto annullare il viaggio ed è salita sul treno per tornare a Cecina. «Il "gentile" capotreno - racconta la Tuzzi - mi ha fatto accomodare nella carrozza 3, non informandomi assolutamente, prima che salissi sul treno, a cosa andavo incontro, ha preso visione della denuncia di furto solo fra Livorno e Cecina e mi ha stilato un verbale di accertamento per "mancanza di biglietto", dicendomi che avrei dovuto pagare non gli 11.50 euro, quanto è il prezzo del percorso Pisa-Cecina con FB, bensì 200 euro e che però, pagandolo con bollettino o presso la biglietteria di residenza, entro il 30 gennaio avrei pagato 61.50 euro, che sarebbero aumentati a 111.50 oltre il 30 gennaio ed ancora 200 euro e più, oltre la data dell’11 febbraio». La dottoressa ha protestato. Ma, «al mio tentativo di protesta educata, dal momento che trovavo chiaramente molto ingiusto questo addebbito, il capotreno mi dava indicazione di recarmi entro il 30 gennaio presso lo Sportello clienti di Pisa, dove avrei trovato il dirigente di Area, figura addetta a stabilire la buona fede della sottoscritta e a concedermi il pagamento unicamente di 11.50 euro».
Antonella Tuzzi ha seguito il consiglio del capotreno, e il 30 gennaio si è recata a Pisa. «Ma nessun dirigente dell'ufficio clienti si è preso questa responsabilità; si sono solo limitati a fornirmi un numero di fax delle Ferrovie di Firenze, verso cui spedire tutti i documenti con allegata una mia richiesta di valutazione immediata delle circostanze, fornendo il mio numero di cellulare per essere subito richiamata, oltre alla denuncia di furto, il verbale FS di accertamento e la mia carta di identità, in modo da poter essere esonerata dal pagamento di 61.50 euro senza incorrere in ulteriori sanzioni».
Ma nessuno l’ha richiamata. Così, per evitare di dover pagare 200 euro, «non essendo stata contattata da alcun dirigente Fs per sanare la cosa, mi sono apprestata a pagare i deprecabili 61.50 euro». La dottoressa è sconcertata. «Non mi resta altro da fare che procedere con una denuncia per il sopruso subito alla Federconsumatori - dichiara - sperando di veder riconosciuto il mio diritto di cittadina».
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