Così hanno incastrato i ricattatori del prete
L’operazione dei carabinieri che hanno arrestato i due gigolò autori di un filmato a luci rosse
CECINA. È passata poco più di una settimana dal ricatto a luci rosse che ha coinvolto un parroco della zona, poi concluso con due arresti. Alcuni particolari su quanto è successo iniziano ora a trapelare, perché non mancano le persone che, nei giorni scorsi, hanno incontrato il comandante della stazione carabinieri di Cecina Fabio Pacchini in un paese della zona. Perché i militari erano in borghese e non in divisa, si sono chiesti in più d’uno? Non certo per un sopralluogo come gli altri, hanno commentato incuriositi. Pacchini e i suoi uomini hanno raggiunto il luogo in cui si trova una delle chiese della diocesi, dove hanno atteso Domenico Di Maria e Giannantonio Santini, ora ai domiciliari, residenti a Torre del Lago e a Viareggio, e li hanno arrestati. Come scritto nei giorni scorsi, queste due persone hanno chiesto al religioso dei soldi, più di tremila euro, in cambio del silenzio sugli incontri e della promessa di non divulgare i relativi filmati. La scena non è passata inosservata, poiché chi transitava davanti a un supermercato ha notato movimenti strani. I militari, com’è loro abitudine, si sono mossi con discrezione, ma a qualcuno non è sfuggito come abbiano avvicinato in un attimo i due uomini e li abbiano invitati a salire su una delle loro macchine per allontanarsi alla svelta. Nel parcheggio lì vicino è rimasta l’auto con cui i due sono arrivati, un maggiolino nero. L’intervento è durato pochi minuti, perché i carabinieri, forse d’accordo con il sacerdote che nei giorni scorsi si era presentato in caserma a raccontare i fatti denunciando l’accaduto, hanno agito sfruttando la luce fioca del pomeriggio per non dare nell’occhio né attirare l’attenzione della gente. La vicenda, che coinvolge un uomo di chiesa, è nota a tutti e non è ancora conclusa. Il prete, prima della convalida del loro arresto, ha avuto più di un incontro con i due gigolò, che poi lo hanno ricattato, minacciandolo di diffondere un video con le scene di sesso. Il parroco ha pagato una prima volta, ma non gli è bastato, perché le richieste sono divenute sempre più insistenti. A questo punto, vista la somma già sborsata, ha deciso di rivolgersi alle forze dell’ordine, presentandosi in caserma a Cecina per raccontare la storia dall’inizio e sporgere denuncia. Da qui, il maresciallo Pacchini e i suoi uomini si sono mossi per portare a termine l’operazione.
Michele Falorni
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