La manifestazione
Gozzone, il no del comitato alla nuova cava
Rosignano, il Cssto accetta il confronto con l'azienda Donati, che chiede l'avvio dell'escavo per estrarre argilla, ma avverte: «Nessuna trattativa»
ROSIGNANO. Andranno al confronto con l’azienda, ma assicurano di non scenderanno a trattative. Questa la posizione del comitato salvaguardia e sviluppo di territorio e occupazione (Cssto), nato nel nel luglio 2013 per opporsi all'apertura della cava di argilla al Gozzone, richiesta dalla fornace Donati. «Dopo più di un anno e mezzo dalla costituzione del comitato - si legge in una nota - , e dopo le innumerevoli vicende occorse da allora ad oggi, il responsabile amministrativo della Donati Laterizi, sig. Tinucci, si è rivolto al comitato con una richiesta di incontro senza ulteriori specificazioni». Il comitato ha «deciso di accettare la richiesta, comunicando anticipatamente che a quell'incontro terremo una posizione di solo ascolto, nel pieno rispetto dei dipendenti dell'azienda e delle loro famiglie, ma che non esiste alcuna possibilità di trattative o di accordi».
Di fatto il Cssto ha presentato tre mesi fa un ricorso al Tar, mentre l'amministrazione comunale, che fin dal 2001 si è sempre espressa negativamente riguardo all'apertura di una cava in località Gozzone, si è appellata alla conferenza paritetica interistituzionale della Regione per evidenziare il netto contrasto esistente tra la previsione del piano cave approvato dalla provincia e gli strumenti urbanistici comunali. «Riteniamo che la richiesta di questo incontro prosegue la nota del Cssto - avvenga decisamente fuori tempo e temiamo sia di natura puramente strumentale e motivato da interessi privi di riguardo verso il territorio e le realtà economiche esistenti nella valle». La nostra posizione è sempre stata quella di presentare fatti ed informazioni concrete senza scendere in polemica e di far conoscere la valle del Gozzone alle istituzioni e al più ampio numero di cittadini possibile. La presenza di una cava, decisamente in contrasto con il contesto naturale attuale, metterebbe a rischio i posti di lavoro presenti ed anche quelli prospettati dalle nuove attività in fase di realizzazione. Il comparto edile e immobiliare invece sta subendo da almeno dieci anni un forte decremento che ha già determinato la chiusura di centinaia di imprese edili e affini in tutta Italia. I problemi dell'azienda sono da ricercarsi in questo trend negativo che non vede controtendenza nel medio periodo, e non nella realizzazione o meno di una cava. Non possiamo assolutamente accettare che questa zona venga deturpata ulteriormente».
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