Sicurezza
Petizione per far girare gli skate
San Vincenzo, un gruppo di ragazzi raccoglie le firme per chiedere la costruzione di uno skatepark in cui potersi allenare
SAN VINCENZO. Firme per uno skatepark a San Vincenzo. Un’idea nata e realizzata da un gruppo di ragazzini, quasi tutti studenti delle locali scuole medie. Casco in testa, ginocchiere e gomitiere, skateboard sottobraccio, li vediamo mentre si trovano negli skatepark di alcune città toscane pronti a disegnare nell’aria spettacolari traiettorie. Da qualche giorno, con in mano foglio e penna, invece, stanno andando in giro per le strade del paese a chiedere alla gente di firmare una petizione per la realizzazione, a San Vincenzo, di uno skatepark. Si chiamano Alessandro Lorenzelli (14 anni), Giacomo Tintorri (12 anni), Tommaso Mugnaini (12 anni), Niccolò Fulceri (13 anni), Alberto Vanni (13 anni) e Giulio Bizzi (13 anni). Ma è tanta la gente che non vuole firmare la petizione per paura che si tratti di una truffa.
Eppure in questo mondo a truffare è difficile che siano i bambini e i ragazzini. Amara ironia a parte, loro, con l’educazione, l’ingenuità e il candore della loro età, non chiedono il paradiso, ma la possibilità di dare linfa alla propria passione (che è poi uno sport) nel paese in cui vivono, senza bisogno di andare lontano. Una passione, la loro, che accomuna ormai molti giovani e giovanissimi sanvincenzini.
A San Vincenzo, lo skateboard non possono praticarlo. Sì, c’è una piccola rampa nella zona retrostante la palestra Gianni Rodari, vicina al campo di basket in cui si svolge da nove anni l’ormai noto torneo cestistico streetball “Re del Campino” e al distretto sanitario dell’Asl. Ma quella rampa, di piccole dimensioni, è sempre frequentata dai bambini della scuola materna, e loro hanno timore di poter fare del male ai piccoli e non vogliono togliere a questi ultimi uno dei luoghi preferiti dei loro giochi quotidiani.
Dietro i ragazzini che amano lo skate, a sostenerne la petizione, ci sono i loro rispettivi genitori. Fra questi Elisabetta Cateni, madre del quindicenne Alessandro Lorenzelli, la quale ci racconta qualcosa di più di questa storia. «Noi genitori siamo tutti d’accordo con la richiesta che i nostri figli hanno deciso di fare raccogliendo le firme – dice Elisabetta Cateni –. I ragazzi hanno iniziato a fare skate con il loro istruttore di surf Michele Zucconi, ma devono sempre andare fuori San Vincenzo. Per esempio, nei giorni scorsi, sono andati a Livorno, presso un’ex caserma che adesso è diventata uno skatepark. Qui a San Vincenzo c’è una rampa ai giardinetti vicini all’Asl, molto piccola, dove però giocano anche i bambini piccoli. E con gli skate rischierebbero di andare loro addosso».
Quando la raccolta firme sarà terminata, i piccoli skaters consegneranno i fogli al Comune di San Vincenzo. In seguito sapremo se le loro richieste troveranno accoglimento o se dovranno continuare a recarsi altrove per tenere acceso il fuoco della loro passione.
L'allenatore dei skater è Michele Zucconi. Ha 26 anni ed è il presidente della Tnt Surf School, attiva in estate sulla spiaggia sanvincenzina. Michele, insieme ad altri ragazzi sanvincenzini, insegna surf da onda e sup, ed è stato uno degli organizzatori di uno degli eventi di maggior successo degli ultimi anni a San Vincenzo: "Sparami il trick", dedicato agli appassionati di skate e svoltosi nel 2013 e 2014 in piazza Unità d’Italia. E' lui a supportare la passione di questi ragazzini per lo skateboard portandoli in vari skatepark, fra cui quelli di Grosseto, Livorno e Pisa.
«L’idea della raccolta di firme per lo skatepark è stata loro – dice Zucconi –. Ma è un’idea da appoggiare, che porterebbe molta gente e gli appassionati di skate della zona a San Vincenzo. La zona più adeguata per uno skatepark è dietro la Cittadella delle associazioni». Un vero boom, quello degli sport da tavola anche a San Vincenzo. «Qui e nella zona gli sport da tavola, skate compreso, negli ultimi anni hanno avuto davvero un boom». Secondo Zucconi, per realizzare uno skatepark la spesa si aggirerebbe intorno ai 30mila euro. «Non sono pochi soldi – conclude – ma la cosa è fattibile».
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