Il Tirreno

Italiana da 17 anni, ma non per la legge

S. Vincenzo, Manal è di origini arabe, nell’attesa del riconoscimento racconta il talento per il disegno

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SAN VINCENZO. Occhi come fondamenta dei tratti, del volto. Tre tratti a lapis e venti secondi di tempo. E la carta prima vuota ora ha una vita. Manal Makboul è una ragazza di ventidue anni, italiana. Anzi: italiana-non-italiana. Manal, infatti, pur essendo italiana, non lo è per la legge. A 22 anni, dopo 17 anni in Italia, non ha ancora ottenuto la nazionalità. Lì, nel bar di San Vincenzo dove ci troviamo a parlare con lei e col fidanzato Cristiano, ci viene da ridere pensando a cosa non si fa per nazionalizzare i giocatori di calcio: nonni dei nonni dei nonni dei nonni italiani, lontane parentele e via, nazionalità italiana in un battibaleno. Lei, la richiesta, l’ha fatta da alcuni anni. Per ora niente.

Nell’attesa, immagina. Immagina volti, vaghe ispirazioni attinte dalla realtà. I giochi di luce sono altrettanto immaginari. Lapis, carboncino, matita: non fa differenza. Disegna perfino col pirografo del fidanzato, un attrezzo da 19 euro con cui, sul legno, incide forme bellissime. Alcuni le hanno già commissionato ritratti. E dal suo paese d’infanzia, settemila persone nei dintorni di Cosenza, è arrivato l’invito ad allestire una mostra dei suoi disegni.

Manal è originaria di Casablanca. Si trasferì in Italia quando aveva 5 anni. Ha viaggiato molto e conosciuto altrettanto. Manal conosce alla perfezione cinque lingue: le sue due lingue madri, arabo e italiano, poi inglese, tedesco e spagnolo. Non ha mai frequentato alcuna scuola d’arte. Si sta laureando in Lingue e letterature straniere all’Università di Pisa, con una tesi sull’influenza dell’arabo sulle lingue romanze. Lì, a Pisa, ha conosciuto Cristiano Saggini, ragazzo sanvincenzino anch’egli laureando in Lingue e letterature straniere con una tesi sulla lingua portoghese. E quindi, che c’entra il disegno? Dicesi “talento”: aspetto sempre molto trascurato.

Manal ha sempre disegnato, fin da piccola. Poi alcuni sono rimasti sbalorditi dalla bravura e dalla rapidità con cui dà vita al foglio. «Non ho mai pensato ad altro che a rilassarmi quando disegno – dice Manal –, e ho sempre regalato i disegni che ho fatto».

Se Manal ha una forchetta e un pezzo di legno, ci incide; se ha una penna, una matita, un pirografo, qualcosa che abbia la punta e qualcos’altro su cui disegnare, lo fa. Il futuro? «Voglio andare all’estero. Amo l’Italia, ma voglio fare altre esperienze. La specializzazione? Non in Lingue. Vedrò». Anche Cristiano se ne andrà. Forse se ne andranno insieme a Londra: lui è un bravo musicista e la capitale inglese lo attrae. Manal ha trascorso un intero mese estivo a San Vincenzo. Cristiano lavora all'Hemingway, un pub in piazza della Vittoria, e lì Manal si è fatta ottimi amici. Ama San Vincenzo, che considera un paese tranquillo e carino.

Le radici sia arabe che italiane ed europee, il disegno, le lingue: è chiaro che la strage nella redazione di Charlie Hebdo l’abbia colpita: «Sono di cultura sia araba che europea, ho vissuto la cultura musulmana e quella cristiana. Non ci sono religioni né culture che esortano a uccidere. Non parliamo, per favore, di musulmani, ma di fanatici. Ognuno deve esprimere le proprie opinioni coi mezzi che vuole utilizzare, compresa la satira». Ama la fotografia in bianco e nero. Bianco e nero come ogni suo disegno: «Non amo il colore, fa perdere espressività e immaginazione. Mi piace che sia lo spettatore a colorare nella propria mente il disegno che vede». Solo, ogni tanto, qualche tocco di colore col carboncino. Così, come un accento della propria immaginazione al disegno da colorare nelle altre menti. Mentre aspetta il caffè, disegna il futuro. Rigorosamente in bianco e nero.

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