Il Tirreno

Tre vigili indagati: l’inchiesta Ameruso in dirittura d’arrivo

Manolo Morandini
I rilievi al Paratino la sera dell'incidente del 14 dicembre 2011 (foto Falorni/Silvi)
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I rilievi al Paratino la sera dell'incidente del 14 dicembre 2011 (foto Falorni/Silvi)

Accelerazione della Procura dopo la sentenza del giudice di pace.
Le ipotesi di reato: abuso d’ufficio e omissione di soccorso

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CECINA. Due punti in fila. Il primo lo mette il giudice di pace Giovanna D’Alessio con la sentenza di primo grado in cui condanna Maura Onorati e Alberto Calvo per l’incidente stradale e le lesioni colpose causate a Paolo Ameruso. L’altro potrebbe arrivare a giorni con l’avviso di chiusura delle indagini. Sul caso dell’incidente al Paratino del 14 dicembre 2011, che ha cambiato la vita a Paolo e alla sua famiglia, infatti, sono aperti in procura a Livorno due fascicoli per abuso d'ufficio e omissione di soccorso. Indagini “congelate” in attesa di una valutazione sulla scorta dell'esito del processo che si è concluso il 29 gennaio a Cecina. A partire dalla prova del coinvolgimento della vigilessa Onorati.

Iscritti al registro degli indagati l’attuale comandante della polizia municipale di Cecina, Graziano Costagli, sua moglie e collega Maura Onorati e l’ispettore Stefano Michelacci (ex comandante a Riparbella, ora all’Unione dei Colli pisani). Il pm Fiorenza Marrara contesta ai tre agenti reati che vanno, a vario titolo, dall'abuso d’ufficio all'omissione di soccorso proprio per l’incidente al Paratino. Indagini che guardano a ciò che è successo nel comando della polizia municipale di Cecina nelle ore e nei giorni successivi all'incidente.

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«Accidenti a me e a quando ho detto che ero presente, era meglio se stavo zitta». Maura Onorati avrebbe reagito così alle domande di un collega, un vigile considerato troppo zelante e che poi fu sentito dalla Procura. Lei è la moglie dell’attuale comandante Costagli, all’epoca dei fatti vice di Vincenzo Cerrone. Era il 15 dicembre del 2011 e quel vigile zelante, insieme a una collega, cercava di capire cosa fosse davvero successo al Paratino, dove un diciassettenne con lo scooter travolto da un’auto era finito in coma. Paolo ne è uscito tetraplegico e oggi vive in uno stato di minima coscienza, così attesta la perizia medica citata nel dibattimento che si è concluso a Cecina.

La sera dell’incidente è stato possibile ricostruirla solo in base alle indagini della procura. Sono le 18 circa del 14 dicembre 2011. Sulla via provinciale del Paratino il giovane Ameruso sta rientrando da Bibbona in sella al suo Piaggio Zip. Davanti a lui un amico, su un altro scooter. Dietro di loro, due auto: la Fiat Brava di Alberto Calvo e la Daihatsu Feroza di Maura Onorati. Quando arrivano i vigili urbani, sul luogo dell’incidente ci sono solo Paolo, già in coma, l’amico e Calvo. Calvo si ricorda bene di quella jeep, ne indica il modello, i due colori della carrozzeria e le prime due lettere della targa (AB). Eppure, nel primo rapporto dei vigili c’è solo un vago riferimento alla seconda auto citata da Calvo. Manca qualsiasi accertamento concreto. Ci sono però altri due vigili dello stesso comando che vanno al pronto soccorso, parlano con l'altro ragazzo, l'indomani sentono Calvo, stendono un verbale. Verbale che però a quanto pare non convince il vicecomandante. Anche Costagli la sera stessa dell’incidente va al pronto soccorso e chiede informazioni sul numero e il colore delle auto coinvolte. Del resto, se è vero quanto dichiara il vigile zelante al pm Marrara, Costagli mentre redige il verbale la sera dell'incidente riceve una telefonata della moglie che gli dice di essere passata dal Paratino e di aver visto qualcosa. Cosa? Una macchina che le era spuntata da destra come se non volesse darle la precedenza; un paio di scooter; e un bagliore visto dallo specchietto. La Onorato l’indomani viene convocata dal collega zelante, la vigilessa si rifiuta di rispondere. Lo farà con il pm, al quale dirà di non aver visto l’incidente. Al pm lo stesso vigile zelante dice di aver redatto il suo verbale conclusivo sotto la dettatura di un altro ispettore e racconta che, dal momento in cui chiese alla stessa Procura che le indagini fossero proseguite da un altro organo di polizia, fu tenuto all’oscuro di tutta la vicenda. Il punto. Adesso c’è la sentenza di primo grado e le pene che nella gradazione delle responsabilità e dei ruoli riconoscono un’aggravante a carico della vigilessa per la sua condotta successiva al reato. «Se avesse avuto un'altra condotta sarebbe stato tutto molto più semplice», ha detto la pm Marrara nella sua requisitoria finale nell’aula del giudice di pace lo scorso 29 gennaio.

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