Sicurezza
Il legale chiede la revoca dei domiciliari per Varo Macchi Junior
Il legale: aveva il titolo diplomatico, non c'è alcun abuso
BIBBONA. Luci e ombre sulla vicenda che vede coinvolto l’imprenditore Varo Macchi Junior, ai domiciliari con l’accusa di evasione fiscale e bancarotta fraudolenta. Ci sono infatti alcuni punti da chiarire secondo l’avvocato di Macchi, Giulia Padovani, dello studio Padovani di Pisa: sull’accusa di bancarotta, per cui mancherebbe ancora la relazione finale del curatore, e sull’abuso del titolo di ambasciatore. Secondo la difesa questo gli sarebbe riconosciuto e sarebbe equiparabile a quello di diplomatico.
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Per la difesa il titolo equivale. “Le indagini in corso su Macchi – spiega Padovani - non risultano al momento ancora concluse, e dunque sono necessari alcuni approfondimenti, per tutte le parti processuali, delle contestazioni mosse. Basterà osservare che, in relazione all'accusa di bancarotta, non risulta a questa difesa ancora depositata la relazione finale da parte del curatore. Pur nella piena consapevolezza che è soltanto l'autorità giudiziaria l'unico interlocutore della difesa per l'accertamento e il chiarimento dei fatti per cui il Pubblico ministero sta procedendo, preme sottolineare con forza, in merito al presunto "abuso" del titolo diplomatico e alla conseguente accusa di evasione fiscale, che l'incarico conferito al sig. Macchi per lo Stato liberiano è già stato riconosciuto in altri sedi giurisdizionali assolutamente equiparabile ed equipollente rispetto al titolo diplomatico”.
Chiesta la revoca dei domiciliari. Lunedì scorso Macchi si è presentato dal Gip di Livorno accompagnato dal legale che ha chiesto la revoca dei domiciliari.
“La prossima settimana sarà fissata la data per il Riesame – ha concluso l’avvocato -. Il mio assistito intende difendere le proprie ragioni nelle sedi opportune, nella convinzione che la difesa, come anche l'accusa, debbano e possano fisiologicamente svilupparsi ed esercitarsi all'interno del procedimento penale”.
L’indagine. Il fallimento della struttura turistico ricettiva risale allo scorso aprile. A condurre l’operazione, che ha portato all’arresto, è stata la Guardia di Finanza di Cecina, secondo la quale Macchi avrebbe portato al fallimento di due società (Majora 2001 Srl e 3M Immobiliare Sas), che gestivano la struttura Varo Village, per debiti di oltre 13 milioni di euro e la distrazione di somme di denaro per circa 800mila euro. Attraverso le verifiche fiscali è emerso che l’imprenditore, che ha ricoperto l'incarico di tecnico responsabile dell'ufficio marittimo della Liberia (col titolo di ambasciatore at large, da qualche anno non più attivo) ha percepito redditi di oltre 900 mila euro, senza dichiararli al fisco.
L'ufficio tecnico. L’altra vicenda che pende su Macchi riguarda un abuso edilizio: tutto è cominciato con la prima indagine della Procura, che risale al giugno 2012, quando si ipotizzavano reati su presunte violazioni in materia edilizia. Si contestava in particolare alla proprietà (la società 3M immobiliare sas di Mauro Macchi & C.) di essersi allargata su terreni comunali e di non aver rispettato le disposizioni in tema di agibilità. Poi sono arrivate le ordinanze di demolizione per alcuni abusi relativi alla struttura.
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