Gioco
La lezione del viaggio: «Il ricordo si conserva prendendo posizione»
Consiglio comunale aperto per la Giornata della memoria Un centinaio gli studenti delle superiori presenti in aula
CECINA. «Con questo viaggio ho capito che nel mondo ci sono problemi sempre più incombenti, che hanno segnato, segnano e segneranno la storia. Sta a noi impedire che ciò accada, sensibilizzando gli altri. Il Treno della memoria ha ribadito che nessuno è migliore o peggiore, ma solo diverso». Così Fabiola Mustafaj, della 5ª D del liceo scientifico Fermi, rientrata da pochi giorni dal viaggio con altre cinque compagne nei campi di sterminio di Birkenau e Auschwitz, restituisce il valore dell’esperienza.
Le voci si alternano alle immagini dei video realizzati dagli studenti e proiettati nella sala consiliare del Comune Vecchio di Cecina. Protagonisti del consiglio comunale aperto sono gli studenti. Si celebra la Giornata della memoria, in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. «Custodiscono il seme e sono loro che lo faranno germogliare nel futuro». Il presidente del consiglio comunale Luigi Valori, che si è adoperato per organizzare la celebrazione non ha dubbi. In sala un centinaio di studenti in rappresentanza delle scuole superiori cecinesi.
«Sono più cosciente – dice Ioana Gina Sofroni, della 4ª A del liceo linguistico – dell’importanza del prendere una posizione affinché il ricordo venga conservato». E Elisa Paperini, della 5ª B del liceo delle scienze umane: «Oggi siamo ragazzi con valori diversi e con tanta voglia di insegnare agli altri ciò che abbiamo imparato noi». Mentre per Francesca Crea, della 5ª A del liceo scientifico: «Dopo il viaggio sono in grado di ricordare, ma soprattutto di giudicare e capire cosa sta succedendo anche oggi nel mondo». «Nel mio piccolo, sto facendo da testimone – dice Laura Losacco, della 4ª A del liceo linguistico –, nella speranza che ciò che è accaduto non si ripeta». E Giada Regoli della 4ª B del liceo scientifico: «Mi sento “folle”, perché abbiamo viaggiato su questa linea del tempo, violando il “bisogna guardare avanti”, provando a immedesimarci in quella Auschwitz di 60 anni fa. E lì ho trovato deserto e silenzio, come se nessuno potesse permettersi di commentare quel pezzo di storia».(p.f.)
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