Il Tirreno

Nella sicurezza del fiume gli argini si incrociano

di Manolo Morandini

Il progetto della sponda in destra bloccato in attesa della fine dell’opera in sinistra I tempi messi in luce da un’interrogazione del consigliere Tovani (Cecina Insieme)

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CECINA. Tempi lunghi per la messa in sicurezza di San Pietro in Palazzi. A dettare il calendario non è più il cronoprogramma dei lavori del porto di Marina, che ha imposto uno slittamento in avanti rispetto alla previsione di completare l’opera entro il 30 giugno del 2013, stabilita nella convenzione tra Comune e l’allora Circolo nautico Spa, oggi Porto di Cecina Spa. Ma il cantiere per la messa in sicurezza della sponda sinistra del fiume. A dirlo a chiare lettere è l’Autorità di bacino Toscana costa. E lo stesso vale per il nuovo ponte ad arcata di grande luce di via Volterra a Marina. Il tutto emerge dalle risposte all’interrogazione presentata da Pamela Tovani di Cecina Insieme sulle “prescrizioni legate alla realizzazione del porto di Cecina e sulla sicurezza del fiume”.

Le sponde del fiume da mettere in sicurezza sono quelle che corrono dal ponte ferroviario a quello di Marina. «Le opere sull’argine in sinistra nulla avevano a che vedere con quelle previste nell’ambito della realizzazione del porto alla foce», sottolinea Tovani. Che mette il dito su un tasto dolente: «Prima di realizzare le banchine sarebbe stato necessario esigere la realizzazione delle opere legate alla sicurezza o quanto meno pretendere che i cantieri avanzassero in parallelo. Invece, di quanto previsto nelle prescrizioni con cui è stata rilasciato il parere positivo di valutazione d’impatto ambientale ad oggi non è stato fatto niente». E aggiunge: «Nessuno discute, ormai , che il porto turistico sia una realtà e anzi auspichiamo che possa funzionare al meglio, ma la sicurezza rischia di passare in secondo piano». Il cosigliere d’opposizione punta il dito anche su quello che definisce «un tappo di sabbia che per tre quarti ostruisce l’uscita a mare del fiume, specie in caso di piena. Eppure, la Regione ha consentito l’opera prescrivendo che il fondo del fiume si a mantenuto a -2,70 metri all’altezza del ponte e che scenda gradualmente fino a quota -5 metri nei pressi della diga di sopraflutto».

A rispondere in forma scritta all’interrogazione, che sarà discussa nella seduta del consiglio del 27 gennaio, è l’assessore alla Qualità urbana Giamila Carli, che conferma «il processo di esproprio dei terreni è tuttora in corso». E in merito all’argine in destra chiarisce: «L’Autorità di bacino si è espressa nel merito affermando che il progetto potrà essere valutato solo ed esclusivamente quando tutte le arginature in sinistra idraulica, a protezione dell’abitato e non dei campi, saranno completate, collaudate e omologate». Stesso percorso per il nuovo ponte a Marina. E sul dragaggio alla foce: «Non è possibile dragare ulteriormente l’alveo senza mettere a rischio i rilevati esistenti in riva sinistra che non sono omologati quali argini».

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