Toscana
Il ciclismo che muove l’economia
Il bilancio per il territorio a vent’anni della prima edizione del Gran premio Costa degli etruschi
CASTAGNETO CARDUCCI. Come tutti i grandi eventi anche il Gran premio Costa degli etruschi ha ed ha avuto i suoi detrattori. Troppi disagi, strade chiuse, paesi blindati, disinteresse verso lo sport. Ma è indubbio che in vent’anni di storia questo evento ha lasciato il segno sia dal punto di vista promozionale e turistico che economico.
Alla fine degli anni ‘90 Donoratico e la Costa degli Etruschi erano considerate dagli addetti ai lavori l’Eldorado del ciclismo. Clima ottimale, strade poco trafficate, variabilità di percorsi per allenarsi, bellezze storiche e paesaggistiche da lasciare senza fiato. Di fatto gli alberghi si riempirono di squadre in stage, nel 2000 erano dodici le formazioni professionistiche presenti negli alberghi di Cecina, Bibbona, Castagneto e San Vincenzo. Dietro a questo fenomeno arrivarono i dilettanti e soprattutto gli amatori. Gli alberghi, pur non realizzando guadagni eccezionali perché i prezzi dovevano esser contenuti, lavoravano a pieno regime in un periodo di solito morto. Una bassa stagione rivitalizzata che arrivava a produrre cifre di tutto rispetto (in alcuni anni quasi 10.000 presenze nei mesi di gennaio e febbraio). Poi il fenomeno gradualmente si stabilizzò e negli ultimi anni si è ridotto pur restando una voce di ampio respiro che in periodo buio da pur sempre una mano a qualche albergo.
Tutto cominciò quando Gerardo Carpentieri, appassionato sportivo e gestore con Daniela Ulissi del negozio Ciclosport a Donoratico, invitò la Lampre di Beppe Saronni una settimana da Zì Martino per la preparazione invernale. Maurizio Fondriest era l’atleta di punta. Quell’anno dopo il soggiorno castagnetano vinse praticamente tutto. Le squadre prof, spinte dalle relazioni entusiastiche di Pietro Algeri e di Beppe Saronni sulla zona, scesero a frotte sulla Costa degli etruschi per preparare la stagione. Il dado era tratto e il territorio si apprestava a diventare la capitale del ciclismo. Tutto questo grazie all’intuizione di un personaggio che per quanto ha dato all’economia turistico-sportiva della zona meriterebbe un monumento.
Carpentieri aveva più volte paventato la possibilità di creare un grande evento sulle nostre strade, ma dovette aspettare di incontrare i personaggi giusti e interessati per poter mettere in piedi un progetto che si sarebbe rilevato vincente, dando alla Costa degli etruschi una visibilità internazionale. Si fece la prima gara legata al soggiorno delle squadre, e fu un successo tant’è che dopo pochi anni la manifestazione divenne di Categoria 1.1 Internazionale e l’apertura europea della stagione professionistica.
Ne è passata di acqua sotto i ponti. Alla vigilia del suo 20° compleanno il Gran premio Costa degli etruschi è ancora lì pronto a regalare nuove emozioni, anche in periodi difficili come questi. Un esempio di grande lungimiranza delle amministrazioni comunali che si sono succedute e di un gruppo di persone che ha tenuto in piedi una cosa forse più grande di loro, ma capace di lasciare un segno indelebile nella storia locale.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
