«Cultura, soldi ad Armunia» I 5 Stelle contro il Comune
ROSIGNANO. «L'amarezza per quanto avvenuto all'Ordigno sta nella considerazione che la politica di questa amministrazione sia incapace di riconoscere obiettivi culturali, civili e sociali ad una...
ROSIGNANO. «L'amarezza per quanto avvenuto all'Ordigno sta nella considerazione che la politica di questa amministrazione sia incapace di riconoscere obiettivi culturali, civili e sociali ad una collettività più che mai svilita dall'economia e dal cinismo». Questa la convinzione dei consiglieri del M5S Mario Settino, Elisa Becherini e Francesco Serretti, che intervengono sulla chiusura dell’Ordigno.
«La spettacolazione all'Ordigno non ripartirà -ricordano i consiglieri - e la notizia lascia un opprimente senso di vuoto e di sconfitta in tutti coloro che come noi credono nel profondo valore che il teatro porta alla nostra collettività. Un teatro senza spettacoli é corpo senza anima». Poi i rappresentanti grillini entrano nel merito della gestione finanziaria del Comune per quanto riguarda il settore culturale. «Purtroppo il grosso dei soldi destinati alla cultura - dicono - va a risanare i debiti di Armunia e non c'é spazio per le piccole realtà emergenti e virtuose come l'Ordigno. É decisamente paradossale che nello stesso comune, per cause diverse ma per medesima inefficienza, le uniche due realtà teatrali esistenti declinino verso un'inevitabile dimostrazione che la nostra amministrazione comunale, specchio della politica Pd di questo paese, considera il teatro come un semplice spazio da riempire o svuotare».
I consiglieri 5 Stelle polemizzano, dicendo che «l’amarezza per quanto avvenuto all'Ordigno sta nella considerazione che la politica di questa amministrazione sia incapace di riconoscere obiettivi culturali, civili e sociali ad una collettività più che mai svilita dall'economia e dal cinismo». E infine sottolineano come «approfittare di deroghe per campare di rendita piuttosto che per mettersi in regola, dimostra una totale mancanza di cura e di amore nei confronti del patrimonio pubblico. Cominciamo a difendere ciò che amiamo, prima che tutte le cose di valore del nostro territorio si trasformino nell'ultima pratica sepolta da altri milioni di pratiche sulla scrivania di un ufficio».
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