Sicurezza
Uva spagnola in classe, protestano i genitori
La frutta distribuita nell’ambito di un progetto ministeriale per promuovere una sana alimentazione
CECINA. «Propinano ai bambini uva spagnola a metà gennaio, ampiamente fuori stagione, con la presunzione di voler insegnare che, mangiandola, ci stiamo nutrendo bene». Il voto lo danno i genitori di un alunno, che come altri suoi compagni la frutta che non mangia ha l’abitudine di portarla a casa. Ad essere bocciato è il programma del Ministero dell’istruzione “Frutta nelle scuole”. Che al merito di rimpiazzare merendine e snack per la merenda unisce il torto di aver smarrito i criteri di base per il consumo di frutta. Ovvero la stagionalità e la provenienza.
Succede alle elementari Marconi di San Pietro in Palazzi. Ma la musica non cambia nelle altre scuole che hanno aderito al progetto, gestito direttamente dal Ministero. Un’iniziativa che ha per slogan: nutrirsi bene, un insegnamento che frutta. Eppure, stando alle critiche c’è anche qualche frutto marcio. Il far passare un messaggio diseducativo, nonostante lo sforzo economico per portare la frutta nelle classi delle scuole italiane. Uno sforzo che mette in luce un’occasione persa di educare alla stagionalità e alla preferenza per prodotti a chilometro zero. E non è la prima volta. Lo scorso anno, un altro inciampo. «Quando distribuiranno nuovamente la vaschetta con la mela tagliata a spicchi, avrò cura di mostrarla per far vedere per quanti giorni rimane senza ingiallire – racconta un genitore –. L’anno scorso rimase di colore bianco per una decina di giorni. Poi, decidemmo di buttarla per sfinimento».
I genitori mettono gli occhi sull’etichetta. E basterebbe il percorso seguito dalla pigna d’uva ha dare la dimensione dell’assurdo. Frutta coltivata in Spagna, che è stata confezionata in provincia di Ferrara per conto di una ditta di Lecco, arrivando alla fine sui banchi delle scuole di Cecina.
Le insegnanti e la dirigente scolastica che dicono? Convengono che l’uva a gennaio è fuori stagione e affidano la risposta alla dirigente Teresa Scognamiglio. «Il progetto è un’opportunità dal punto di vista educativo che permette di passare un messaggio a favore di una sana alimentazione rispetto al consumo di merendine. Come scuola non possiamo decidere ciò che viene distribuito, ma ci impegniamo a fare un rilievo alla ditta per avere chiarimenti sull’accaduto».(m.m.)
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