Il dolore
La casa in più diventa condivisa
Esperienza pilota a Marina di Cecina: gli inquilini pagano le utenze e fanno lavori di ristrutturazione
CECINA. «Ho conosciuto una persona che aveva necessità di lavorare e un’altra a cui serviva una casa. Insieme abbiamo costruito un pezzo del nostro futuro». Carla vive a Firenze. Da un anno ha una casa in più, eredita a Marina di Cecina. Servono lavori di ristrutturazione, ma il suo budget è limitato. Alì, muratore di origine marocchina, è in cerca di un’occupazione ed è disposto a trasferirsi. Marta, di origini australiane, ha una figlia piccola e la necessità di trovare un’abitazione. S’incontrano e trovano una prospettiva comune. Parte da qui l’esperienza di abitare condiviso a cui il Comune di Cecina guarda con attenzione per sperimentare nuove soluzioni per fronteggiare l’emergenza abitativa.
Alì per alcuni mesi ha lavorato nell’abitazione rimettendola a nuovo. Tutto alla luce del sole, con il meccanismo dei voucher e i necessari permessi rilasciati dal Comune. «Con il lavoro ha dato da mangiare alla sua famiglia – dice Carla –. Ha potuto riparare l’auto e stipulare la polizza assicurativa. E con la macchina adesso può andare con più facilità in cerca di un impiego». Il colpo d’occhio varcando la soglia è di una casa che odora di nuovo. Le pareti fresche di pittura, le stanze messe a pulito gli infissi riparati e tinteggiati. Alcuni mobili creati con fantasia e abilità recuperando infissi e delel tavole di legno da cantiere. «Con Alì ho condiviso un percorso breve che si è concluso da alcune settimane». Marta, invece, in quella casa a due passi dal mare ci abita ancora.
«Mi sono ritrovata senza un lavoro e con l’obbligo di dover restare in Italia – racconta Marta –, salvo richiedere un’autorizzazione per rientrare nel mio Paese d’origine». Una prospettiva buia in cui ha fatto breccia l’incontro con Carla. «Ci siamo incontrate con l’idea di fare uno scambio di competenze: il suo inglese e la mie conoscenze di musica per la sua bambina – spiega Carla –. La piccola aveva bisogno di fare un po’ di mare per curare un’otite e così per tre giorni le ho portate con me a Marina. Ci siamo annusate e ho capito che potevo fidarmi. Abbiamo stipulato un contratto informale in cui lei abita nella casa facendosi carico delle spese delle utenze. E così queste stanze vivono e non stanno chiuse per mesi, finendo per rovinarsi».
«Siamo state salvate». Non ci gira intorno Marta che alle spalle ha una storia in nero da cui è fuggita. Da qui la scelta dar voce ai protagonisti con nomi di fantasia. «Adesso sto facendo dei piccoli lavori ma con Carla stiamo studiando di poter aprire la casa a soluzioni che possano anche garantirmi un piccolo reddito come un bed end breakfast in cui trascorrere soggiorni al mare per una full immersion in inglese, con una disponibilità di tre posti letto».
Nell’accordo informale le regole sono chiare. Chi decide di chiudere deve dare all’altro un preavviso di 45 giorni. La proprietaria ha una delle tre camere riservata e vi può venire quando vuole, salvo avvisare l’inquilina. E c’è anche spazio per il baratto, in questo caso proprio per le competenze linguistiche di Marta. «Sono fortunatissima – chiude Carla –. Innanzitutto ho avuto l’opportunità di conoscere delle persone fantastiche e di condividere un ambiente in cui anche i miei figli si sono potuti confrontare con persone di culture diverse. E poi mi ritrovo con una casa migliorata e curata, con una stanza a disposizione della mia famiglia».
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