Finanza
Studenti in strada con una matita
A semicerchio davanti alla scuola i liceali del Fermi ricordano la strage di Charlie Hebdo
CECINA. Hanno aspettato la fine della mattinata, poi cinque minuti prima di mezzogiorno sono usciti per disporsi a semicerchio davanti alla scuola tutti insieme. Ieri, gli studenti del liceo Fermi sede di via Ambrogi hanno aperto una riflessione sulla strage di Parigi che ha visto uccisi giornalisti e vignettisti del periodico Charlie Hebdo. A organizzare l'iniziativa, la consulta degli studenti e i rappresentanti di istituto.
I ragazzi sono appena rientrati dalle vacanze natalizie, ma hanno trovato il tempo per alcune letture e un minuto di silenzio con una matita di legno in mano. Per ricordare chi purtroppo è morto in un attimo sotto il fuoco dei mitra hanno deciso di leggere a voce alta, dopo avere analizzato i quotidiani e i portali internet oltre a stringere un lapis per non dimenticare chi aveva scelto la satira quale strumento di critica. E così, d'accordo con il preside Luigi Di Pietro, i liceali sono usciti in silenzio per rimanere in piedi a pochi passi dall'ingresso, nel cortile interno, ascoltando con attenzione i testi più volte sottolineati con l’evidenziatore.
Una scelta nata dalla necessità di interpretare un episodio tremendo. "Noi come studenti di un paese democratico - è scritto a penna nel foglio - dobbiamo dimostrare la nostra indignazione contro un gesto così brutale verso quella che altro non è se non libertà di opinione ed espressione, che va difesa sempre, dovunque e comunque".
Un passaggio significativo, pronunciato dopo il veloce ma preciso riepilogo dei fatti, avvenuti nella capitale parigina considerata il cuore dell'Europa. Le migliaia di persone scese subito in piazza, oltre agli attestati di solidarietà giunti da ogni parte del mondo, li hanno spinti a prendere posizione. I ragazzi si sono documentati leggendo i giornali e consultando la rete, per avere il quadro preciso prima di parlare. Estratti di ciò che è stato scritto dai mezzi di informazione sono serviti loro per capire quanto valgano la difesa dei valori che costituiscono la nostra società al pari della libertà di opinione e di critica.
Un attimo dopo il suono della campanella, a mezzogiorno, i liceali hanno estratto una matita, simbolo del settimanale e dei giornalisti che con passione vi lavoravano, per alzarlo e ricordarne in questo modo l'impegno costante attraverso il minuto di silenzio. Poi, senza esitare, sono rientrati in classe. Colpiti ma coscienti di fronte a una tragedia che nessuno si aspettava. Non a caso, chi legge si sofferma su un concetto chiave, che riassume il pensiero collettivo: “la nostra libertà di lasciare liberi, di rispettare chi non la pensa come noi, di accogliere e accettare chi è diverso, a patto che lui rispetti noi, le nostre leggi, le nostre convenzioni”.
Se tutto ciò viene calpestato in pochi minuti con potenti e precise raffiche di mitra, “il mondo ci crolla addosso, e la sensazione che quel valore supremo possa rivelarsi una trappola ci assale, ci fa sentire esposti, deboli e impotenti. Il terrorismo del resto questo effetto vuole produrre, demolire sicurezze”. E alimentare la paura.
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