Il Tirreno

giovani all'estero

L’artista in fuga alle Canarie sognando Gauguin

Maria Meini
Il pittore Francesco Baglioni
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Il pittore Francesco Baglioni

Francesco Baglioni, pittore castagnetano, ha scelto Las Palmas come quartier generale: "Qui la luce mi aiuta.
Fare il pittore è difficile ovunque ma qui c’è una grande attenzione agli eventi artistici. Viaggiando queste isole quasi africane mi hanno stregato"

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CASTAGNETO. Dal mare all’oceano. Francesco Baglioni, pittore, 42 anni appena compiuti (è nato il 4 gennaio 1973) da due anni ha lasciato la sua casa sulla spiaggia di Donoratico (anzi no, Marina di Donoratico: ci tiene a rivendicare la sua nascita all’odore di salmastro) per trasferirsi a Las Palmas, nelle Canarie.

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La pittura di Francesco Baglioni racconta di un giovane che vuole affacciarsi al mondo, via dalla provincia: un po' Hemingway un po' Gaugain, alla ricerca di terre e volti lontani, esotici, che ispirino la sua arte. Ma i suoi modelli non sono romantici bohemien. La scelta di Hopper per la tesi di laurea all'Accademia di belle arti lo inquadra piuttosto nella categoria dei sognatori sociali: il grande pittore americano padre della pop art è infatti un maestro del ritratto psicologico, dell'inquietudine del vivere nelle metropoli del Novecento industriale ma non ancora tecnologico. Il verbo inquadrare a un artista va stretto.

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Come stretta a Baglioni va la vita di provincia. Ama viaggiare, ama il mare, la pesca subacquea. Ama ritrarre i volti che incontra nei suoi viaggi. E quando sceglie di lasciare l'Italia non vuole allontanarsi dal mare. Parigi? Londra? Berlino? Alle capitali cosmopolite preferisce la brezza dell'oceano atlantico, nell'enclave delle Canarie, lembo di terra d'Europa ma solo per la geografia politica, la cartina dice che è già Africa. Caldo ma non troppo, orizzonti di luce poco spagnoli e molto sahariani, è la vicinanza fisica al deserto del Marocco e più ancora l'empatia culturale.

Il pittore castagnetano dice che l'ambiente di Las Palmas ha influenzato la sua pittura. Lo si vede dai colori, dalla luce, dai tratti orientali dei volti dipinti, da quei pesci che guizzano fiabeschi. Ma dice anche che questa non sarà probabilmente la sua ultima meta. Tornerà in Italia? Per il momento non ci pensa, pensa invece di proseguire il suo viaggio.

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Un breve identikit di Francesco Baglioni.
"Sono nato a Castagneto Carducci nel ’73. Dopo la maturità artistica, ho completato il mio percorso di studi all’Accademia delle Belle Arti di Firenze con una tesi su Edward Hopper. Nel ’96 sono approdato all’atelier fiorentino di Michael Jhon Angel dove sono rimasto quattro anni, concentrando lo studio sul disegno, la pittura da modello e la natura morta. Ho tenuto per sei anni uno studio a Castagneto Carducci, condiviso con il pittore Andrea Carciola, quindi ho collaborato per due anni con la galleria Vittoria di Roma. Negli ultimi anni che ho vissuto in Italia ho condiviso uno studio a Donoratico con l’amico pittore Gianluca Rotelli».

Poi sono cominciate le mostre, hai eposto le tue opere in importanti eventi artistici.
Sempre trattando il disegno figurativo
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«Le mie tematiche predilette sono tre: l’uomo come pura rappresentazione del corpo, i popoli come testimonianze di viaggio e l’animale come veicolo di emozioni».

 

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Da Donoratico alle Canarie, ovvero dal mar Tirreno all’Atlantico: com'è nata l'idea di trasferirti all'estero e perché alle Canarie?
«L'idea nasce viaggiando e dalla voglia di provare a vivere in un altro contesto ambientale e sociale diverso dall'Italia. Con la mia compagna Elena, che collabora nel progetto, abbiamo deciso di provare ad investire a Gran Canaria aprendo un Taller de arte nella capitale Las Palmas. Rispetto ad altri luoghi, le Canarie sono state una meta stimolante per il fatto di essere nella Comunità Europea e comunque di stare in isole "africane" con un clima subtropicale, quindi perfetto per collimare la qualità di vita, tenore più economico rispetto all'Italia, luce e colori che caratterizzano la mia pittura e infine la possibilità di praticare pesca subacquea in oceano e godere del caldo tutto l'anno».

Insomma, ti potremmo definire un pittore sulle tracce di Gauguin?
«Un ottimo esempio da emulare, solo pensarci mi rende felice, l'immaginario è affascinante ma erano altri anni e poi era la Polinesia! Comunque il lato esotico della terra influenza i miei quadri, anche per questo sono qui».

Facci sognare: come trascorri la tua giornata?
«Solitamente dipingo la mattina quando la luce naturale è migliore e dedico il resto della giornata a promuovere la mia pittura, o al mare».

Artisticamente ti senti appagato?
«Certamente, la pittura per me è una ricerca interiore profonda, una forma meditativa ed espressiva che ho sempre fatto e farò, l'appagamento sta nell'atto stesso di dipingere, quello che consegue a opera finita non ha più niente a che vedere con l'arte, è "altro"».

Cioè, cosa significa altro?
«Per "altro" intendo tutto ciò che consegue all'opera finita, pubblicizzarla, esporla, venderla, diciamo l'aspetto più materiale».

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In Italia non era possibile realizzare quello che stai facendo a Las Palmas?
«Ciò che sto cercando di realizzare qui non è così diverso da quello che facevo in Italia, la scelta delle Canarie è più legata ad avere stimoli artistici in un contesto nuovo, il mestiere del pittore è difficile ovunque».

Pensi che questa sia solo una tappa o la destinazione della tua vita?
«Mi è sempre piaciuto viaggiare e mi piace pensare che la vita possa offrirmi altre mete da raggiungere».

Quanto la tua scelta di vita influenza la tua pittura?
«La mia pittura da anni mantiene le stesse tematiche, l'uomo e gli animali, ma indubbiamente da quando sono a Gran Canaria l'influenza del luogo si fa sentire e alcuni soggetti come i fiori e i pesci dell'oceano sono ricorrenti nelle mie ultime opere».

Riesci a mantenerti facendo il pittore?
«Nonostante Las Palmas sia lontana dalle grandi città europee, vanta un museo di Arte contemporanea, il Caam (Centro atlantico de arte moderna), un’Accademia di Belle arti ben organizzata, molte scuole private e un’attenzione agli eventi in ogni settore artistico, ma affermarsi per un pittore straniero è un percorso lento. Oltretutto penso che siano in pochi quelli che riescano a mantenersi economicamente solo vendendo quadri. La maggior parte dei pittori integrano con l'insegnamento, nel mio caso oltre a lezioni private ho fonti di rendita da attività familiari».

 

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C’è un episodio che ti ha particolarmente colpito, un evento molto significativo durante il tuo soggiorno a Las Palmas?
«Un bel momento inaspettato è stato quando io ed Elena siamo andati al Parco Doramas, nella Ciudad Jardin, uno splendido quartiere di Las Palmas fatto di villette coloniali a due piani dove nell'area storica del Pueblo Canario abbiamo visto il museo del pittore locale Néstor Martín-Fernández de la Torre, un pittore simbolista degli anni '20/'30. Il museo Nestor racchiude delle opere splendide, un artista di grande abilità e poesia poco valorizzato. Vedere e rivedere le sue opere mi fa pensare che la vera arte la puoi trovare ovunque. Siamo tornati più volte a rivedere le sue opere, El poema del Mar y de la Tierra».

Ti senti un artista incompreso? Pensi di aver trovato il tuo vero modo di dipingere? I tuoi soggetti ti rappresentano appieno?
«Mi sento appagato della mia evoluzione artistica che ho avuto negli anni e curioso di come potrò ancora evolvermi, la mia pittura mi rappresenta, dico questo perché ho sempre dipinto molto e quello che ho rappresentato e rappresento è come un diario di immagini che descrivono i vari periodi di vita e viaggi, penso anche che un giorno esaurite le idee, quando non troverò più stimoli potrei anche smettere di dipingere, credo che lo farei in pace, senza rimorsi».

Sogni e progetti per il nuovo anno appena iniziato?
«Poter continuare a coltivare questo progetto e per il 2015 ottimizzare lo stile di vita nell'isola cercando fuori dalla città, una casa-studio con vista oceano».

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