Il Tirreno

Charlie Hebdo, Staino dedica una vignetta a Georges Wolinski

Alessandra Bernardeschi
Charlie Hebdo, Staino dedica una vignetta a Georges Wolinski

Il vignettista toscano, padre di Bobo, ospite al teatro Solvay di Rosignano per commemorare i centocinquant’anni dalla nascita di Pietro Gori, parla dell'assalto al giornale francese: "La libertà di informazione è la cosa più sacra da difendere"

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ROSIGNANO – Impossibile parlare con Sergio Staino senza che il discorso scivoli sulle tragiche vicende di Parigi e sugli attentati terroristici che hanno colpito al cuore il mondo della satira. Ai margini dello spettacolo “La fiaccola dell’anarchia” andato in scena giovedì 8 al teatro Solvay di Rosignano per commemorare i centocinquant’anni dalla nascita di Pietro Gori, Staino parla inevitabilmente della satira, della libertà di ogni individuo di esprimere quello che pensa.

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“La cosa più sacra da difendere, al di là di ogni religione – ha detto il vignettista padre di Bobo – è quella che ogni individuo possa parlare e dire quello che pensa. E’ la libertà di informazione. Il dramma che è accaduto a Parigi ci deve rafforzare. L’autore satirico ha stomaco e forza per andare avanti, ma certi atti di terrorismo danno purtroppo linfa alle forze oscurantiste, rafforzano le reazioni nazionaliste. Tremo nel vedere tornate di moda, in queste ore, alcune frasi di Oriana Fallaci che parlano di guerra”.

Secondo Staino ai terroristi che hanno ucciso dodici persone, compreso il suo amico Georges Wolinski (al quale dedica la vignetta che vedete di seguito), colpendo il cuore della rivista satirica Charlie Hebdo “non importa niente di Allah. E dunque il miglior modo di reagire è quello che la cultura ritorni al centro della nostra Nazione. Solo una Nazione colta può combattere l’estremismo. Purtroppo assistiamo, soprattutto nelle giovani generazioni, ad un abbassamento culturale. E’ stato fatto credere che il denaro sia l’unica unità con la quale ormai si misura il successo. C’è bisogno di valorizzare le strutture culturali, soprattutto territoriali. I giovani devono conoscere la storia, sapere da dove arriva il benessere di oggi. Invece – continua Staino - proprio queste strutture tendono ad essere demolite. Solo una comunità forte e colta saprà perseguire la strada dell’inclusione rispetto ai tanti disgraziati che arrivano da fuori. Oggi – secondo il vignettista satirico - compiono un’azione egregia le associazioni di volontariato che si pongono il problema di come uscire da questa situazione. Associazioni che hanno preso il posto dei partiti. Ma non bastano. Manca un’utopia, un partito con un ideale”.

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Staino è critico anche verso la posizione presa dal Financial Time all’indomani dei fatti accaduti a Parigi: “Cosa vuol dire che il settimanale satirico Charlie Hebdo pubblicava vignette provocatorie? E’ come dire di una donna che è stata abusata perché andava in giro scollacciata” . Infine, l’anarchia e la satira: “Mi considero un anarchico riformista, se può esistere questo ossimoro. Se consideriamo l’ aspetto più bello dell’anarchia, ossia quello dell’uomo che liberamente giudica e si ribella contro le ingiustizie, possiamo dire che è difficile fare satira senza essere un po’ anarchici. Il problema è quando abbiamo un’idea precisa e corriamo il rischio dell’autocensura. Ma a quel punto nasce, all’interno del vignettista satirico, proprio quello spirito anarchico che ricerca sempre la verità”.

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