La manifestazione
Chiudere un teatro è una vergogna
Intervista a Massimo Paganelli, ex direttore di Armunia
ROSIGNANO. La chiusura dell'Ordigno, di musei e teatri è una vergogna, ma non è solo un problema locale. È il segno che in Italia manca la coscienza del valore culturale, che il paese preferisce la cultura consolatoria dei vari Pieraccioni. Ad affermarlo è Massimo Paganelli, direttore di Armunia dalla nascita dell’ente, nel 1996, al 2010, già direttore del Metastasio di Prato - Teatro stabile della Toscana, poi collaboratore dell'Università di Pisa e personalità riconosciuta a livello nazionale per le sue qualità culturali e la sua coscienza critica sempre accesa.
Paganelli, un altro teatro chiuso...
«Sono dispiaciuto. L'Ordigno è un luogo utile e di incontro di un territorio ampio come quello della provincia, anche grazie alla gestione. La chiusura di un teatro poi è sempre un dolore. Ma credo che Vincenzo Brogi da dirigente abbia fatto il suo dovere, cioè evitare problemi legati alla sicurezza. Mi auguro che li risolvano».
Il Comune in realtà aveva promesso di provvedere già dal 2013.
«I politici dicano quello che vogliano, ma poi le responsabilità sono del dirigente, se ha verificato che le condizioni non c'erano ha dovuto agire così. Forse lo ha fatto anche per dare una spinta a risolvere i problemi, io mi sarei comportato allo stesso modo».
Infatti sul territorio di Rosignano non è chiuso solo L'Ordigno, ma anche il Teatro Solvay e il Museo Archeologico.
«Il problema vero è che ci sia la possibilità di riaprirli. Fino a poco fa vedevo l'orologio esterno al teatro Solvay con le lancette ferme, mi sembrava un segno eloquente. Dicono che il patto di stabilità impedisce di fare le cose. Sicuramente gli amministratori e il sindaco avranno le loro responsabilità, ma io penso che la questione vera sia un'altra: la coscienza culturale del paese».
Cioè i problemi del territorio si riconducono ad un fatto nazionale?
«Certo, i teatri chiudono dappertutto, i musei lo stesso, Rosignano è l'appendice di ciò che accade nel paese. La gente preferisce andare a vedere Gabriele Lavia a teatro o Leonardo Pieraccioni al cinema. E' la cultura consolatoria, che non ti dà da pensare più di tanto, così si resta tutti tranquilli».
Cosa si dovrebbe fare secondo lei?
«Bisogna creare le condizioni per cambiare le cose, cambiare la coscienza del paese. Leggetevi Tomaso Montanari, uno storico dell'arte fiorentino collaboratore del ministro Bray, che nel suo libro “Le pietre e il popolo” ha ben delineato la situazione in Italia: la cultura non esiste più, è tutto markeing ed eventi».
Che cosa manca in sostanza?
«Il radicamento che serve alla cultura. L'Ordigno è sentito importante dalle persone perché è diventato un luogo di radicamento, perciò ha un valore civico come struttura culturale».
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