Sicurezza
Fuori casa alla fine del mese, con due bambini di 11 e 6 anni
Cecina, il 27 gennaio sarà eseguita la sentenza di sfratto, il dramma di una famiglia nelle parole di una moglie che racconta la difficoltà del marito di reinserirsi nel mondo del lavoro dopo essere stato licenziato quattro anni fa
CECINA. «Mi permetto di scrivere perché voglio condividere il mio dolore e la mia paura con i lettori, nella speranza che questo sia di aiuto per una situazione che rischia di sconfinare nel dramma il 27 gennaio». Ci mette la faccia, nome e cognome in calce a una storia in cui non ha niente da perdere se non un altro pezzo della dignità ferita dalla perdita del lavoro. E lo fa con l’urgenza di sapere che il 27 gennaio verrà eseguita la sentenza di sfratto.
«Sono moglie e madre di due bambini, di 11 e 6 anni – racconta –. Mio marito da circa quattro anni ha perso il lavoro stabile che aveva, a seguito di una delle tante riduzioni di personale nella società in cui lavorava. Da allora qualche uscita dalla Toscana per lavori temporanei e altri stagionali. Fino a che lavorava tutti i mesi siamo riusciti a pagare l’affitto senza problemi. Dopo abbiamo iniziato a saltare le rate finché ci è arrivato il primo avviso di sfratto».
Una spirale da cui è difficile uscire. «Siamo in graduatoria per la casa popolare, ma indietro. Il Comune non ha mai avuto alloggi dove poterci far trasferire e, la prima volta, saldò per noi il debito con il proprietario di casa. Questa cosa ci ha dato fiato per un po’ e di questo ringraziammo l’amministrazione di allora. Ci invitarono a cercare una casa con affitto più basso e noi l’abbiamo fatto, ci sarebbe andato bene anche un monolocale pur di non dover più chiedere nulla a chicchessia, ma nessun proprietario di appartamento affitta una casa a una famiglia con precedenti di morosità e senza un lavoro fisso».
A guidare le scelte è l’urgenza. «Purtroppo, tra pagare bollette e far mangiare i figli da una parte e pagare con regolarità l’affitto dall’altra, l’affitto ha avuto la peggio e dopo mesi siamo ancora ad arrangiarci con lavoretti e lavori stagionali e siamo allo sfratto esecutivo per morosità. Perentoriamente, da sentenza, il 27 gennaio dobbiamo lasciare casa vuota. Si interessano della nostra situazione l’assistenza sociale e l’assessore Salvini. L’assessore ci ha ripetutamente invitato a non preoccuparci e sta lavorando per risolvere il caso». All’orizzonte c’è più di una prospettiva, ma ancora niente di certo. «L’assessore ha detto a mio marito che forse possono sistemarci in un piccolo appartamento in centro, ma a me spaventa quella data, il 27 gennaio, anche perché la soluzione che ci è stata prospettata dall’assistenza sociale è o una roulotte per tutta la famiglia oppure una stanza in albergo per me e i bambini con mio marito che dovrebbe arrangiarsi in qualche modo. Io mi devo preoccupare dei miei figli e della mia famiglia, unita».
Dopo aver chiesto aiuto a tutti, parrocchia compresa, «ricevendo in cambio la solidarietà, ma purtroppo nulla di concreto, adesso scrivo sperando che serva, se ce ne fosse bisogno, da stimolo a chi di dovere perché si trovi la soluzione. Non entro nel merito delle assegnazioni degli alloggi popolari, anche perché so che ci sono tante famiglie in condizioni simili alla nostra, ma non so cosa deve succedermi di più che trovarmi fuori casa nel giro di un mese con due bambini di 11 e 6 anni e con la prospettiva, se non va in porto la soluzione paventata da Salvini dell’appartamento in centro, di vivere in roulotte o in una stanza di albergo con la famiglia spezzata».
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