Sicurezza
Parte la caccia alle mine lungo il fiume Fine
Primo atto dei lavori di arginatura: coinvolte Ferrovie, Solvay e Gaz de France Intervento da 5,8 milioni, già trovata la ditta dal Genio Artificieri di Padova
ROSIGNANO. Un intervento fondamentale quello della regimazione idraulica del Fine. Un'operazione che costa oltre 5 milioni e che è indispensabile per mettere in sicurezza il torrente che attraversa Rosignano e Vada. Anche in questo caso se ne parla da anni. Ma è dal 2011 che l’amministrazione comunale si è messa decisamente ad un tavolo per cercare di aprire i cantieri il prima possibile. Quattro anni fa - si legge nelle cronache di allora - sembrava che la “museruola” al Fine potesse essere messa nel 2012. Siamo nel 2015 è tutto è ancora come prima. Allora non si è mosso nulla? Non è proprio così.
La notizia è che proprio in questi giorni stanno partendo i lavori, almeno un primo stralcio, finanziati in parte (circa 3 milioni) coi contributi dell'accordo di programma e con 2 milioni messi a disposizione da Gaz de France-Suez che all'interno dello stabilimento gestisce le due centrali turbogas. Restano 800mila euro che sono in arrivo - assicura la giunta comunale - dalla Regione. Prima di poter intervenire sul Fine, tuttavia, sarà necessaria un'opera di sminamento che si annuncia piuttosto complessa. Anche perché la zona attraversata dal torrente è stata teatro di operazioni di guerra e dovrebbe accogliere ancora ordigni risalenti alla seconda guerra mondiale.
Per questo il Comune di Rosignano ha già preso contatti con il Genio Artificieri di Padova che dovrà occuparsi della bonifica dell'area. La stessa amministrazione comunale, una volta che sarà definita la mappa dello sminamento e le eventuali operazioni di rimozione, disinnesco degli ordigni, dovrà emanare apposite ordinanze per avvertire la popolazione. In un secondo momento cominceranno i lavori di arginatura e di messa in sicurezza del Fine. «La novità - spiega oggi l’assessore Margherita Pia che sin dall’inizio del suo mandato ha ereditato il compito di tenere uniti i fili dei vari enti interessati all’opera - è che abbiamo già inviato l’autorizzazione a Padova e che è già stata individuata la ditta che dovrà fare la ricognizione dell’area interessata».
In sostanza, prima si cercheranno eventuali resti di ordigni bellici (la zona fu interessata - ricorda Pia - da un violento bombardamento), poi si provvederà allo sminamento ed a far brillare gli ordigni. «Questo è il primo stralcio di un progetto assai più consistente - afferma l’assessore Pia - che coinvolge una serie di enti e società come Solvay, Gaz de France e Ferrovie. Per il piano di bonifica c’è già l’okay della Regione Toscana».
Naturamente siamo al primo atto di un’operazione complessa che è passata attraverso la gestione di due commissari (vedi box sopra) e sulla quale siamo assai lontani dallo scrivere la parola fine. «Intanto abbiamo deciso di procedere per stralci - spiega Pia - perchè ci sembra la strada più percorribile. Devo dire che su questa scelta la Regione è d’accordo». Per l’assessore, visto che mettere in sicurezza il Fine prevede una serie di opere che interessano terreni Solvay e il ponte della ferrovia (che va allargato), l’esecuzione dell’intervento a tappe diventa quasi inevitabile. «Credo che, oltre a Gdf-Suez che farà la sua parte - conclude Pia - anche Ferrovie dovrebbero poter operare con un progetto autonomo perché direttamente interessate dai lavori sul ponte. Come amministrazione ci concentreremo sulla parte dei lavori connessi all’Aurelia». Ma se ne riparlerà.
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