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La sfida di Leila: diventare medico
Italiana marocchina, è figlia della prima famiglia immigrata dal nord Africa a Bibbona. "L'orgoglio dei miei genitori è il segreto che mi spinge verso nuovi traguardi"
BIBBONA. Da bambina sognava di viaggiare intorno al mondo. Grande lettrice, viaggiava con la fantasia. Come una moderna Sherazade inventava per i due fratelli più piccoli Yassin e Mounir storie di maghi e cavalieri esotici, vestiti coi colori caldi della sua terra d'origine: il Marocco. Leila El Falai oggi ha 22 anni e studia all'Università di Siena, unica marocchina in Toscana iscritta alla facoltà di medicina.
Vuole diventare dottore, Leila. Un sogno che la fa viaggiare con la testa e con il cuore, e che è già diventato mezza realtà. È infatti al terzo anno, e vanta una media invidiabile: 27/30. Un esempio di immigrazione in positivo il suo. Arrivata in Italia a sei mesi, nel 1993, col padre (che gli ha trasmesso la passione per la matematica) e la madre in cerca di fortuna e di un futuro migliore per i propri figli, Leila racconta di un'infanzia semplice ma felice. La mamma aveva vent'anni quando è nata Leila, la primogenita, aveva frequentato il liceo scientifico a Khourigba, una piccola città nel centro del Marocco (120 km a sud di Casablanca) ma non si era iscritta all'Università per seguire il marito in Italia. Sono stati la prima famiglia nord africana ad arrivare a Bibbona. In casa la mamma parlava francese e Leila la usava come cavia per migliorare l'apprendimento dell'italiano. Già alle elementari le faceva fare il dettato.
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«Le insegnavo le cose che imparavo a scuola - ricorda Leila - e le correggevo gli errori. Come affermavano i latini: repetita iuvant». Un sistema che ha dato buoni frutti: Leila infatti è stata una studentessa modello, ottimi voti alle medie, cento alla maturità scientifica conseguita al Fermi di Cecina. Durante il liceo Leila vinse anche una borsa di studio promossa dal Lions club locale sull'Unità d'Italia. Il suo tema fu giudicato il migliore. Lei, italiana marocchina, aveva colto alla perfezione lo spirito del Risorgimento. Adesso Leila è impegnata in un'altra grande sfida: conseguire la laurea in medicina. «Amo tutta la medicina - dice - quindi per me sarà un po' difficile scegliere una specializzazione, credo sia anche presto, avrò tempo per poter maturare una scelta».
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Problemi di integrazione? Leila dice di avere «due terre come madri: l’Italia e il Marocco», e di sentirsi figlia del Mediterraneo. «Sono musulmana - racconta - ma in casa mia c’è un ambiente molto aperto: i miei genitori mi hanno sempre fatto partecipare alle feste natalizie o pasquali dei compagni di scuola. Tuttavia all’inizio è stato difficile farci accettare: per anni ho lottato contro i luoghi comuni, se al tg veniva annunciato un episodio di cronaca dove l’artefice era un marocchino o quando accadevano attentati terroristici automaticamente percepivo un’ostilità nei miei confronti e della mia famiglia. Ma ho avuto la fortuna di incontrare molte persone positive, alle elementari ho avuto un’insegnante fantastica, Margherita Cito, che ha creduto nelle mie capacità e mi ha sempre incoraggiato nei miei stati di inclusione-esclusione all’interno della classe, quando la diversità culturale non veniva percepita come arricchimento da parte dei genitori, ma come semplice inferiorità. Adesso siamo molto inseriti: ci conoscono tutti, le donne anziane ci hanno visto crescere e a poco a poco si sono abituati alla nostra presenza. Hanno capito chi siamo e non ci considerano nemmeno più "stranieri", abbiamo molti amici e ormai ci considerano bibbonesi. Infatti ho dato molte ripetizioni a tanti bambini e spesso molte donne anziane ci chiedono qualche aiutino, come andare a fare la spesa o buttare la spazzatura, perché hanno i figli lontani o al lavoro».
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Iscriversi al liceo scientifico Fermi per Leila è stata una tappa fondamentale della sua crescita. «Non posso mai dimenticare quanto i miei genitori e la mia famiglia siano stati fieri di me, credo che il segreto risieda proprio in questo: vedere il sorriso dipinto sul volto dei tuoi, leggere nei loro occhi un senso di orgoglio, è questo che mi ha portato a voler raggiungere mete sempre più ambiziose». Al Fermi, dove si è diplomata col massimo dei voti, Leila ha trascorso «gli anni più belli e spensierati della mia vita, e ho conosciuto insegnanti molto validi». Poi il grande salto: la carriera universitaria. «Si apre un nuovo mondo e una nuova realtà che sto ancora vivendo e scoprendo».
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