Il Tirreno

Piano attuativo per l’ex officina Bensi

di Paolo Federighi
Piano attuativo per l’ex officina Bensi

San Vincenzo, resta aperto lo scontro sulle previsioni urbanistiche tra la lista d’opposizione As e la maggioranza

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SAN VINCENZO. Durante l’ultimo consiglio comunale dell’anno, ieri pomeriggio, la discussione sulle previsioni relative all’ex officina Bensi sono state poco dibattute in quanto si trattava di un’interrogazione. Siamo allora andati a chiedere all’assessore all’Urbanistica Massimiliano Roventini e all’architetto Massimo Cionini, consigliere di Assemblea Sanvincenzina (As), quali siano le loro due diverse letture della vicenda. Cosa succederà, in breve, nell’edificio storico del centro di circa 500 metri quadrati di superficie? Quali sono le gravi irregolarità che Cionini ha riscontrato nel piano? Come risponde Roventini?

Secondo Cionini, c’è stato un cambio arbitrario di categoria d’intervento sul fabbricato, che prevede adesso la demolizione e ricostruzione senza vincolo di rispetto della sagoma preesistente. «C’è stato – ha detto Cionini – un cambiamento arbitrario di categoria d’intervento del fabbricato, da M3 a M4, in sede di controdeduzioni alla variante del 2013, cosa che necessita di variante al Regolamento urbanistico». Nel dettaglio, «in categoria M3 è obbligatorio il rispetto della sagoma del fabbricato. Si può ristrutturare fino allo svuotamento col rispetto di altezze e ingombro in sagoma. Con l’M4 si può demolire e ricostruire senza vincolo di rispetto della sagoma preesistente. In più, con il piano attuativo che vogliono usare, ci sarebbe una deroga alle altezze di zona, che possono essere al massimo di 10,50 metri». Gli effetti? «La facciata dell’ex Bensi resta in M2, ma leggermente arretrati ci sorgono sopra altri due piani, per un totale di almeno quattro piani. E il piano attuativo si può fare solo se chiaramente perimetrato negli strumenti di pianificazione. Il perimetro è decaduto dal 2001, ed era del 2000 con validità di un anno, secondo il regolamento urbanistico. Ma anche se fosse decaduto da un giorno, sarebbe lo stesso». E conclude: «Il proprietario, al momento, può ristrutturare a parità di superficie entro la sagoma esistente. Altre previsioni possono essere introdotte con apposita variante al regolamento urbanistico o con il nuovo regolamento urbanistico. Con la famosa regola sanvincenzina del volume diviso tre, si passa da 500 metri quadri circa attuali a quasi 2.000. Il numero degli appartamenti va dagli otto ai dieci, più una decina di fondi commerciali su due piani oltre al piano interrato per il garage».

L’assessore Roventini ha ribattuto sostenendo la validità dell’operato dell’amministrazione, e precisa che mancano ancora i pareri di Regione e Soprintendenza. «As, nell'interrogazione – ha detto l’assessore all’Urbanistica – fa due errori. Il primo è che la scheda b7 dell’ex officina è decaduta con la variante gestionale del 2013, e quindi non da oltre dieci anni come afferma Cionini. L’altro errore: Cionini dice che l’intervento è di categoria M3, ma quando una scheda decade, ne decade anche il contenuto. Quindi, per l’articolo 21 e l’articolo 33 del regolamento urbanistico, l’edificio, non avendo più una previsione, diventa M4. Le basi giuridiche con cui è stata decisa la controdeduzione è la legge 1150/1942, che assegna la competenza sulle destinazioni urbanistiche degli edifici alle amministrazioni. La facciata rimane di categoria M2 e non si può toccare, perché il perimetro era fuori dalla scheda b7. Nelle controdeduzioni riportate nell’interrogazione si dice che si auspica un piano di recupero. Con i piani attuativi e di recupero si può derogare all’altezza, rimanendo invariata la volumetria. Nel piano di recupero la volumetria è addirittura inferiore. Rimane il vincolo dei fondi commerciali al piano terreno, e in proporzione saranno più fondi o uffici che appartamenti. Mancano ancora – ha concluso Roventini – i pareri di Soprintendenza e Regione».

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